«Prima del previsto»

Terre rare, la tregua che scade

La Cina ha sospeso fino al 10 novembre la seconda stretta sulle terre rare, Washington parla di gennaio. Che cosa c'è in gioco, dal magnete del telefono a quello dell'auto elettrica.

Disegno a tratto: la sezione di un motore elettrico, con lo statore dentato all'esterno e il rotore al centro; solo i sedici piccoli magneti disposti a V nel rotore sono pieni di nero.
Nel motore di un'auto elettrica c'è in media un chilo e mezzo di magneti, e il 94% dei magneti di questo tipo si produce in Cina.

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La puntata del podcast, con la voce di Matteo ricreata con l'intelligenza artificiale · 11 min

Trascrizione della puntata

Nel motore di un'auto elettrica ci sono, in media, un chilo e mezzo di magneti. Non si vedono, e quasi nessuno sa da dove arrivano. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, novantaquattro magneti su cento di questo tipo si fanno in Cina. E il dieci novembre scade la tregua con cui Pechino ha sospeso la sua seconda stretta sulle terre rare. Quella data, per noi, quanto conta?

Questo è Prima del previsto. Sono Matteo Ferrando. La voce che senti è la mia, ricreata con l'intelligenza artificiale.

Delle terre rare si parla quando c'è una scadenza. Questa volta è il dieci novembre, e rischia di farci guardare dalla parte sbagliata. In questa puntata vediamo che cosa ha deciso la Cina, e perché la parte della stretta che ha già fermato delle fabbriche europee non è mai stata sospesa. Poi come un materiale che costa così poco possa rallentare un'industria intera. Alla fine ti dico che cosa dovrebbe fare l'Europa, secondo me, e da dove può cominciare un'azienda. Riguarda chi lavora nell'industria, ma anche chi ha soltanto un telefono in tasca.

Prima di tutto, le date. Il nove ottobre del duemilaventicinque la Cina ha annunciato un secondo pacchetto di controlli sulle esportazioni. Aggiungeva cinque terre rare alla lista dei materiali controllati. Metteva sotto licenza anche i macchinari e le tecnologie per lavorarle. E per la prima volta pretendeva di valere fuori dai confini cinesi. Un'azienda straniera avrebbe avuto bisogno del permesso di Pechino per esportare un magnete con dentro anche solo una traccia di terre rare cinesi.

A fine mese Donald Trump e Xi Jinping si sono incontrati in Corea del Sud. Il sette novembre il ministero del Commercio cinese ha pubblicato un annuncio di una riga, il numero settanta. Il pacchetto di ottobre restava sospeso fino al dieci novembre del duemilaventisei.

Adesso quella scadenza ha due date. Il ventitré settembre, mentre Xi arrivava a Washington per una visita di Stato, il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, ha detto a Fox News che la tregua sarebbe stata prorogata fino al dieci gennaio. Cinque giorni dopo, il ministero cinese ha scritto che le due parti continueranno a discutere sulla base di quella proroga. Però al diciannove ottobre il testo ufficiale, sul sito del ministero, portava ancora la data del dieci novembre.

Ed è qui che il dieci novembre perde peso. La parte della stretta che ha già fermato delle linee di produzione non è mai stata sospesa. Dal quattro aprile del duemilaventicinque, sette terre rare medie e pesanti escono dalla Cina solo con una licenza. Lo stesso vale per i magneti che contengono terbio o disprosio, due di queste sette. Serve una licenza per ogni spedizione.

Che cosa vuol dire, in pratica? In poche settimane le scorte dei fornitori si sono assottigliate. Il quattro giugno del duemilaventicinque la CLEPA, l'associazione europea dei fornitori dell'auto, ha comunicato che diverse linee si erano fermate. Delle centinaia di richieste di licenza presentate da aprile, ne era stato approvato solo un quarto. Nell'ottobre dello stesso anno Roberto Vavassori, presidente dell'ANFIA, l'associazione italiana della filiera dell'auto, ha lanciato un avvertimento. Il cuscinetto di scorte con cui le aziende avevano superato le strette precedenti non c'era più.

Fin qui il cosa. Ora il perché. Come fa un materiale che costa così poco a fermare una fabbrica di automobili?

Le terre rare sono un gruppo di elementi chimici, e quattro contano più degli altri. Finiscono nei magneti più potenti che l'industria sa produrre in serie. Il neodimio e il praseodimio danno la forza al magnete. Il disprosio e il terbio gli permettono di non perderla quando il motore si scalda.

Questi magneti li abbiamo intorno senza vederli. Nell'auto elettrica stanno soprattutto nel motore. Nel telefono sono minuscoli. Apple scrive che i magneti sono di gran lunga il primo uso di terre rare nei suoi prodotti, e cita il Taptic Engine, il motorino che fa vibrare l'iPhone. Poi ci sono le turbine eoliche, i data center, i sistemi di difesa.

Ecco che cosa trasforma le terre rare in un'arma. Valgono pochissimo rispetto a quanto servono. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, pesano per meno dell'uno per cento sul valore di un'auto elettrica. Ma se mancano, la linea si ferma. Vavassori lo ha detto in un altro modo: un'industria che nel mondo vale meno di cinque miliardi di dollari può rallentare tutta l'industria dell'auto.

Resta da capire come ci siamo arrivati. Nel gennaio del millenovecentonovantadue Deng Xiaoping, il leader delle riforme economiche cinesi, disse una frase che in Occidente si cita spesso. Il Medio Oriente ha il petrolio, la Cina ha le terre rare. Da noi è diventata la prova di un piano lungo trent'anni.

La geografa Julie Klinger ha studiato i giornali e i documenti cinesi di quel periodo, e considera questa lettura antistorica. Nel millenovecentonovantadue il Medio Oriente faceva pensare alla guerra del Golfo, appena finita. E la frase è arrivata sui giornali occidentali solo nel duemilanove.

Penso che abbia ragione. E penso che la storia vera sia meno romanzesca, e più scomoda. Nel duemilacinque la Cina produceva circa la metà di questi magneti. Nel duemilaventiquattro, quasi tutti. In quei vent'anni Europa, Stati Uniti e Giappone hanno lasciato andare un'attività sporca e poco redditizia, perché comprare era più comodo che produrre. Nel mio libro Un perché alla volta c'è una legge dell'innovazione, la terza, che qui torna utile. Ogni innovazione ha un prezzo nascosto.

C'è anche un precedente che insegna qualcosa. Già una volta la Cina aveva limitato le esportazioni, con quote e dazi. Stati Uniti, Unione europea e Giappone fecero ricorso all'Organizzazione mondiale del commercio, e vinsero. Nel maggio del duemilaquindici Pechino comunicò di aver tolto quote e dazi. La causa era vinta, ma le raffinerie restarono in Cina. Dieci anni dopo lo strumento è cambiato, una licenza al posto di una quota. E la dipendenza è la stessa.

E qui arriva la parte che riguarda noi. Gli Stati Uniti hanno scelto di mettere soldi pubblici sul prezzo. Nel luglio del duemilaventicinque il Pentagono è entrato nel capitale di MP Materials, un'azienda americana delle terre rare. Le ha garantito per dieci anni un prezzo minimo. E si è impegnato a far comprare tutti i magneti della sua nuova fabbrica.

L'Europa, invece, ha scelto gli obiettivi. Il regolamento europeo sulle materie prime critiche chiede che entro il duemilatrenta l'Unione estragga, lavori e ricicli in casa una quota precisa di quello che consuma. E che non dipenda oltre una certa soglia da un solo Paese.

Manca però l'ultimo passaggio. Gli obiettivi europei misurano la materia prima, ma non la produzione dei magneti. E secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, il collo di bottiglia è proprio lì. Oggi, fuori dalla Cina, si produce circa il quindici per cento dei magneti che servono al resto del mondo. E anche con le fabbriche nuove già in arrivo, nel duemilatrentacinque ne mancherebbe ancora la gran parte.

In Italia si cercano terre rare soprattutto in Sardegna, ma per ora è esplorazione, e ci vorranno anni. Il progetto più concreto riguarda il riciclo. A Ceccano, in provincia di Frosinone, l'azienda Itelyum guida INSPIREE, un progetto strategico europeo che recupera le terre rare dai magneti usati.

Adesso ti dico come la vedo io. Questa dipendenza non si risolve con un decreto, e nemmeno con la data di un vertice. Nel caso migliore, la tregua sposta la scadenza di due mesi. Una raffineria o una fabbrica di magneti richiedono anni. L'accordo americano firmato nel duemilaventicinque darà magneti dal duemilaventotto. È lo stesso schema della dipendenza dal cloud, con una differenza pesante. Un fornitore di software si può cambiare in qualche mese. Una catena chimica e metallurgica no.

Due cose mi sembrano chiare. La prima è che l'Europa dovrebbe darsi un obiettivo esplicito sui magneti, perché è lì che la distanza dalla Cina è più grande. Le miniere servono a poco, se poi il materiale va in Asia per diventare un magnete. La seconda è che pagare di più per comprare altrove costa meno di quanto si pensi. L'Agenzia internazionale dell'energia ha fatto il conto. Se il prezzo delle terre rare triplicasse, un'auto costerebbe lo zero virgola uno per cento in più. La chiama un premio di sicurezza, una forma di assicurazione. Chi sceglie il fornitore di magneti solo in base al prezzo, a quell'assicurazione rinuncia.

Per un'azienda, comincerei da qui. Secondo la Banca centrale europea, la gran parte delle grandi imprese europee è a pochi passaggi da un produttore cinese di terre rare. Prima di tutto bisogna sapere dove sono i magneti nei propri prodotti, risalendo ai fornitori dei fornitori. Poi conviene comprare tempo, con scorte che costano poco rispetto ai danni di un blocco. E bisogna progettare i prodotti perché i magneti si possano recuperare. Un magnete incollato dentro un componente è difficile da estrarre.

Torniamo a quel chilo e mezzo di magneti nel motore. Novantaquattro su cento, di quel tipo, si fanno in Cina. Da qui al dieci novembre c'è un solo segnale da guardare: un nuovo annuncio di Pechino che cambi la data. Se arriva, la scadenza passa al dieci gennaio. Se non arriva, dall'undici novembre il secondo pacchetto torna formalmente in vigore. In entrambi i casi, le licenze sulle sette terre rare restano dove sono. Una tregua sposta una data. Per spostare una fabbrica servono anni.

Se lavori in un'azienda che mette un motore dentro quello che vende, fai a chi compra i componenti una domanda sola. I nostri magneti, da dove arrivano?

Le fonti e i grafici sono nel pezzo su matteoferrando punto com. Io sono Matteo Ferrando, e questo era Prima del previsto. Alla prossima.

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In breve

  • La Cina ha sospeso fino al 10 novembre 2026 la seconda stretta sulle terre rare. Washington e Pechino parlano di una proroga al 10 gennaio 2027, ma al 19 ottobre il testo ufficiale porta ancora la data di novembre.
  • I controlli di aprile 2025 su sette terre rare non sono mai stati sospesi. La Cina produce il 94% dei magneti sinterizzati, e fuori dalla Cina si fa circa il 15% dei magneti che servono al resto del mondo.
  • Stati Uniti ed Europa finanziano miniere, raffinerie e riciclo, ma per i magneti servono anni. Nel frattempo le aziende possono fare scorte, sapere dove sono i magneti nei loro prodotti e progettarli per poterli recuperare.

Due date per la stessa scadenza

Il 7 novembre 2025 il ministero del Commercio cinese e l'amministrazione delle dogane hanno pubblicato un annuncio di una riga, il numero 70: sei provvedimenti sulle esportazioni, firmati un mese prima, restano sospesi «fino al 10 novembre 2026».1 Erano il pacchetto del 9 ottobre 2025. Aggiungeva cinque terre rare alla lista dei materiali controllati, metteva sotto licenza macchinari e tecnologie per lavorarle e, per la prima volta, pretendeva di valere anche fuori dai confini cinesi: un'azienda straniera avrebbe avuto bisogno del permesso di Pechino per esportare un magnete con appena lo 0,1% di terre rare cinesi.2 La sospensione era arrivata dopo l'incontro di fine ottobre 2025 tra Donald Trump e Xi Jinping in Corea del Sud.

Adesso la scadenza ha due date. Il 23 settembre, mentre Xi arrivava a Washington per una visita di Stato, il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha detto a Fox News che la tregua sarebbe stata prorogata fino al 10 gennaio.3 Il 28 settembre il ministero cinese ha scritto che le due parti continueranno a discutere «sulla base» di una proroga al 10 gennaio 2027, e che spera di trovare entro fine anno un accordo per prorogare ancora.4 Al 19 ottobre, però, il testo dell'annuncio n. 70 sul sito del ministero porta ancora la data del 10 novembre.1

Il 15 ottobre il portavoce del ministero, He Yadong, ha detto alla CNBC che la Cina continuerà ad approvare le licenze per l'Europa, qualunque cosa succeda nella trattativa con gli Stati Uniti. Una settimana prima il commissario europeo Maroš Šefčovič aveva incontrato a Pechino il ministro Wang Wentao.5

Per chi produce in Europa, quindi, il 10 novembre conta meno di quanto sembri. La parte della stretta che ha già fermato delle linee di produzione non è mai stata sospesa. Dal 4 aprile 2025 sette terre rare medie e pesanti (samario, gadolinio, terbio, disprosio, lutezio, scandio e ittrio), insieme ai magneti al neodimio che contengono terbio o disprosio, escono dalla Cina solo con una licenza, una spedizione alla volta.6

Il magnete che non vediamo

Le terre rare sono 17 elementi: i 15 lantanidi più lo scandio e l'ittrio.7 Quattro contano più delle altre, perché finiscono nei magneti permanenti al neodimio-ferro-boro. Neodimio e praseodimio danno la forza al magnete, disprosio e terbio gli permettono di non perderla quando il motore si scalda.7

Sono i magneti più potenti che l'industria sa produrre in serie, e li abbiamo intorno a noi senza vederli. In un'auto elettrica stanno soprattutto nel motore: un'analisi su una ventina di modelli ha trovato in media 1,5 chili di magneti per veicolo, con un massimo di 4 e alcuni modelli che ne fanno a meno.8 Nel telefono sono minuscoli. Apple scrive che i magneti sono di gran lunga il primo uso di terre rare nei suoi prodotti e cita come esempio il Taptic Engine, il motorino che fa vibrare l'iPhone.9 Poi ci sono le turbine eoliche, i motori industriali, i data center, i sistemi di difesa.

Quello che rende le terre rare un'arma è la sproporzione tra quanto valgono e quanto servono. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, le terre rare valgono circa il 40% del prezzo di un magnete, il 5% di un motore elettrico, meno dell'1% di un'auto elettrica e meno dello 0,1% di un'auto a benzina.10 Roberto Vavassori, presidente dell'ANFIA, l'associazione italiana della filiera auto, lo ha detto in un altro modo nell'ottobre 2025: un'industria che nel mondo vale meno di 5 miliardi di dollari può rallentare tutta l'industria dell'auto.11

94%i magneti permanenti sinterizzati prodotti in Cina nel 2024IEA, 2026
85%la separazione delle terre rare da magnete fatta in Cina nel 2025IEA, luglio 2026
1,5 kgi magneti nel motore di un'auto elettrica, in mediaThunder Said Energy
meno dell'1%il peso delle terre rare sul valore di un'auto elettricaIEA, luglio 2026

Aprile 2025, la prova generale

I controlli di aprile sono entrati in vigore il giorno stesso dell'annuncio, e in poche settimane le scorte dei fornitori si sono assottigliate. Il 4 giugno 2025 la CLEPA, l'associazione europea dei fornitori dell'auto, ha comunicato che diverse linee di produzione si erano fermate per mancanza di terre rare. Delle centinaia di richieste di licenza presentate da inizio aprile, solo un quarto era stato approvato, e altre fabbriche rischiavano di fermarsi nel giro di tre o quattro settimane.12 A ottobre Vavassori ha avvertito che il cuscinetto di scorte con cui le aziende avevano superato le strette precedenti non c'era più.11

Il conto si vede anche nei prezzi. L'IEA rileva che in Europa il disprosio e il terbio costano circa cinque volte quanto costano sul mercato interno cinese, e attribuisce la differenza ai controlli.10 E calcola che cosa succederebbe se il pacchetto di ottobre 2025 tornasse in vigore per intero: fuori dalla Cina sarebbe a rischio una produzione da 6.500 miliardi di dollari l'anno, circa il 7% del PIL dei Paesi coinvolti, con oltre 1.500 miliardi a testa per Stati Uniti ed Europa.10

Il petrolio di Deng

«Il Medio Oriente ha il petrolio, la Cina ha le terre rare.» Deng Xiaoping lo disse nel gennaio 1992, durante il giro nelle province del Sud con cui rilanciò le riforme economiche, e oggi la frase è incisa in calligrafia in un parco industriale di Baotou, in Mongolia Interna.13 In Occidente viene citata come la prova di un piano lungo trent'anni. La geografa Julie Klinger, che ha studiato i giornali e i documenti cinesi di quegli anni, considera questa lettura antistorica: nel 1992 il Medio Oriente evocava la guerra del Golfo appena finita, e la frase è arrivata sui giornali occidentali solo nel 2009.13

Penso che abbia ragione, e che la storia vera sia meno romanzesca e più scomoda. Nel 2005 la Cina produceva circa metà dei magneti sinterizzati del mondo, nel 2024 il 94%.7 In quei vent'anni Europa, Stati Uniti e Giappone hanno lasciato andare un'attività sporca e poco redditizia, perché comprare era più comodo che produrre.

Ogni innovazione ha un prezzo nascosto.

Terza legge dell'innovazione, da Un perché alla volta

C'è anche un precedente che insegna qualcosa. Quando la Cina limitò le esportazioni con quote e dazi, Stati Uniti, Unione europea e Giappone fecero ricorso all'Organizzazione mondiale del commercio e vinsero: le decisioni furono adottate nell'agosto 2014 e nel maggio 2015 Pechino comunicò di aver tolto quote e dazi.14 La causa fu vinta, ma le raffinerie restarono in Cina. Dieci anni dopo lo strumento è cambiato, una licenza al posto di una quota, e la dipendenza è la stessa.

Dalla frase di Deng alla scadenza

  1. Gen 1992Deng Xiaoping paragona le terre rare al petrolio del Medio Oriente
  2. Ago 2014L'OMC dà torto alla Cina su quote e dazi all'esportazione
  3. Apr 2025Licenze obbligatorie per sette terre rare medie e pesanti
  4. Giu 2025I fornitori europei dell'auto fermano le prime linee
  5. Ott 2025Il secondo pacchetto, con la regola dello 0,1%
  6. Nov 2025Il secondo pacchetto viene sospeso fino al 10 novembre 2026
  7. Set 2026Washington e Pechino parlano di proroga al 10 gennaio 2027

Stati Uniti, Europa e Italia

Gli Stati Uniti hanno scelto di mettere soldi pubblici sul prezzo. Il 10 luglio 2025 il Pentagono ha comprato azioni privilegiate di MP Materials per 400 milioni di dollari, ha garantito per dieci anni un prezzo minimo di 110 dollari al chilo per i prodotti di neodimio e praseodimio e si è impegnato a far acquistare tutti i magneti della nuova fabbrica, che dovrebbe entrare in funzione nel 2028 e portare la capacità americana dell'azienda a circa 10.000 tonnellate.15 A febbraio 2026 è arrivato Project Vault, una riserva strategica di minerali critici sostenuta da un massimo di 12 miliardi di dollari, con le terre rare tra le priorità.10

L'Europa ha scelto gli obiettivi. Il Critical Raw Materials Act, in vigore dal 23 maggio 2024, chiede che entro il 2030 l'Unione estragga il 10%, lavori il 40% e ricicli il 25% del proprio consumo annuo di materie prime strategiche, e che per nessuna dipenda da un solo Paese terzo per più del 65%.16 Si parte da lontano: l'Unione compra in Cina tutte le terre rare pesanti, l'85% di quelle leggere e il 98% dei magneti.2 Il 9 ottobre la Commissione ha scelto 46 nuovi progetti strategici, quattro dei quali sulle terre rare per magneti, e scrive che insieme a quelli del 2025 potrebbero coprire per intero gli obiettivi di estrazione, lavorazione e riciclo delle terre rare.17

Il passaggio che manca è l'ultimo. Gli obiettivi europei misurano estrazione, lavorazione e riciclo della materia prima, non la produzione dei magneti, e l'IEA mostra che il collo di bottiglia è proprio lì. Oggi, fuori dalla Cina, si produce circa il 15% dei magneti che servono al resto del mondo, e anche contando la nuova capacità attesa, nel 2035 ne mancherebbe ancora oltre l'80%.10

Quanta parte del fabbisogno coprono oggi i produttori non cinesi

Estrazionecirca 50%
Raffinazionecirca 30%
Magneticirca 15%
IEA, Global Critical Minerals Outlook 2026. Quota della domanda di terre rare dei Paesi fuori dalla Cina coperta da produzione fuori dalla Cina.

L'Italia si muove con il decreto-legge 84 del 2024 sulle materie prime critiche. Il programma nazionale di esplorazione dell'ISPRA indica aree da studiare per le terre rare soprattutto in Sardegna, nel Sud dell'isola e nel distretto di Funtana Raminosa, e poi nelle Alpi meridionali, nel Lazio e in Campania.18 Per ora si tratta di esplorazione, e ci vorranno anni per sapere se qualcosa vale la pena di essere estratto. Il progetto più concreto riguarda il riciclo. A Ceccano, in provincia di Frosinone, Itelyum guida INSPIREE, uno dei 47 progetti strategici europei del 2025, che recupera neodimio, praseodimio e disprosio dai magneti usati. La fase pilota ha trattato circa 20 tonnellate di magneti l'anno e la Commissione stima per l'impianto una capacità di 170 tonnellate di terre rare l'anno.19

Che cosa ne penso

Questa dipendenza non si risolve con un decreto, e nemmeno con la data di un vertice. Nel caso migliore, la tregua sposta la scadenza di due mesi. Una raffineria o una fabbrica di magneti richiedono anni: l'accordo americano firmato nel 2025 darà magneti dal 2028. È lo stesso schema della dipendenza tecnologica di cui ho scritto per il cloud e l'intelligenza artificiale, con una differenza pesante: un fornitore di software si può cambiare in qualche mese, una catena chimica e metallurgica no.

Due cose mi sembrano chiare. La prima è che l'Europa dovrebbe darsi un obiettivo esplicito sui magneti, perché è lì che la distanza dalla Cina è maggiore, e i progetti su miniere e ossidi servono a poco se poi gli ossidi vanno in Asia per diventare magneti. La seconda è che pagare di più per comprare altrove costa meno di quanto si pensi. L'IEA calcola che triplicare il prezzo delle terre rare farebbe salire il costo di un'auto dello 0,1%, e lo chiama un premio di sicurezza, una forma di assicurazione.10 Le aziende che scelgono il fornitore di magneti solo in base al prezzo rinunciano a quell'assicurazione.

Che cosa possono fare le aziende

Secondo una stima della Banca centrale europea, oltre l'80% delle grandi imprese europee è a non più di tre passaggi da un produttore cinese di terre rare, e in generale le aziende non avevano fatto scorte.2 Ecco da dove comincerei.

  1. InventarioSapere dove sono i magnetiElencare i componenti con magneti al neodimio, risalire ai fornitori dei fornitori e capire quali parti vengono dalle sette terre rare soggette a licenza.
  2. ScorteComprare tempoL'IEA stima che fare scorte di 11 materiali a rischio costerebbe a tutti i Paesi fuori dalla Cina meno di 900 milioni di dollari l'anno, poco rispetto ai danni di un blocco.
  3. ProgettoRendere i magneti recuperabiliOggi il riciclo vive quasi solo degli scarti di produzione. Un magnete incollato dentro un componente è difficile da estrarre: progettare per lo smontaggio e indicare dove sono i magneti lo rende possibile. Apple è arrivata al 99% di terre rare riciclate nei magneti.
  4. AlternativeProvare motori senza terre rareEsistono motori senza magneti permanenti e magneti senza terre rare, come quelli al nitruro di ferro di Niron, la cui fabbrica in Minnesota parte nel 2027 e a regime ne potrà produrre fino a 1.500 tonnellate l'anno.

Secondo l'IEA il riciclo oggi recupera poco dai prodotti a fine vita, ma le prime auto elettriche e le prime turbine eoliche dismesse porteranno quantità crescenti di magneti da recuperare.10 Apple dimostra che il riciclo funziona quando chi progetta controlla anche il prodotto.9 Niron, che a settembre ha alzato le prime travi d'acciaio della fabbrica di Sartell e ha tra i suoi investitori Honda, mostra che le alternative esistono, ma su scala ancora piccola.20

Il segnale da guardare nelle prossime due settimane è uno solo: un nuovo annuncio del ministero del Commercio cinese che sostituisca la data dell'annuncio n. 70. Se arriva, la scadenza diventa il 10 gennaio 2027. Se non arriva, dall'11 novembre il pacchetto di ottobre 2025, compresa la regola dello 0,1%, tornerebbe formalmente in vigore. In entrambi i casi le licenze di aprile 2025 restano dove sono.

Note e fonti

  1. Ministero del Commercio e Amministrazione generale delle dogane della Repubblica popolare cinese, Annuncio n. 70 del 2025 ↗ (in cinese), 7 novembre 2025. Testo consultato il 19 ottobre 2026. ↩
  2. Servizio ricerca del Parlamento europeo, China's rare-earth export restrictions ↗, 24 novembre 2025. ↩
  3. S. Kopack, NBC News, U.S. and China agree to extend trade truce through Jan. 10, Bessent says ↗, 23 settembre 2026. ↩
  4. Xinhua, Il responsabile del Dipartimento Americhe e Oceania del ministero del Commercio spiega i risultati dell'ottavo round di consultazioni economiche Cina-Stati Uniti ↗ (in cinese), 28 settembre 2026. ↩
  5. CNBC, China says rare earth exports to Europe will continue past U.S. trade deadline ↗, 15 ottobre 2026. ↩
  6. Ministero del Commercio e Amministrazione generale delle dogane, Annuncio n. 18 del 2025 sui controlli all'esportazione di terre rare medie e pesanti ↗ (in cinese), 4 aprile 2025. ↩
  7. Agenzia internazionale dell'energia, Rare earth elements ↗, 2026. ↩
  8. Thunder Said Energy, Electric vehicles: motors and magnets ↗, banca dati aggiornata prima del 2025. ↩
  9. Apple, Apple surpasses 60 percent reduction in global greenhouse gas emissions ↗, 16 aprile 2025. ↩
  10. Agenzia internazionale dell'energia, Global Critical Minerals Outlook 2026 ↗, 16 luglio 2026. ↩
  11. Reuters via Kitco, China's rare earth curbs put Europe's auto industry at risk, Italian lobby says ↗, 14 ottobre 2025. ↩
  12. Reuters via BNN Bloomberg, Europe's auto parts suppliers suspend output due to China's rare earth curbs ↗, 4 giugno 2025. ↩
  13. H. Saunders, Domino Theory, How a Deng Xiaoping quote became China watchers' favorite anecdote ↗, 12 novembre 2025. ↩
  14. Organizzazione mondiale del commercio, DS431: China, Measures Related to the Exportation of Rare Earths, Tungsten and Molybdenum ↗, scheda del contenzioso. ↩
  15. MP Materials, MP Materials announces transformational public-private partnership with the Department of Defense ↗, 10 luglio 2025. ↩
  16. Unione europea, Regolamento (UE) 2024/1252 sulle materie prime critiche ↗, articolo 5, aprile 2024. ↩
  17. Commissione europea, Commission selects 46 new Strategic Projects to bolster the EU's supply of critical raw materials ↗, 9 ottobre 2026. ↩
  18. ISPRA, Programma nazionale di esplorazione ↗, articolo 10 del decreto-legge n. 84 del 2024. ↩
  19. T. Günnel, All About Industries, EU facility recycles rare earths from electronic waste in Italy ↗, 19 giugno 2026. ↩
  20. Niron Magnetics, Niron Magnetics marks steel raising at Sartell manufacturing site ↗, 10 settembre 2026. ↩