Che cosa manca a chi vive in Italia
Il 13 ottobre Apple ha presentato HomeView, uno schermo da tenere in casa per guardare video, fare videochiamate e comandare luci e termostati con la voce. Nel comunicato c'è una riga che riguarda noi: HomeView non è in vendita nell'Unione europea, perché qui Siri AI non è disponibile su iOS.1 Siri AI è la nuova versione dell'assistente di Apple, presentata l'8 giugno. Nell'Unione funziona sui Mac e sul visore Vision Pro, ma non sugli iPhone e sugli iPad, e quindi nemmeno sull'Apple Watch, che ha bisogno di un iPhone abbinato.2
Non è l'unico caso. A gennaio Google ha lanciato Personal Intelligence, che permette a Gemini di cercare le risposte nella posta di Gmail, in Google Foto, nella cronologia di YouTube e delle ricerche. Il 20 ottobre l'ha portata anche in auto, con Android Auto, in tutto il mondo tranne lo Spazio economico europeo, la Svizzera, il Regno Unito e la Nigeria.3 Le stesse esclusioni valgono per Gemini Spark, l'agente che svolge compiti in background, e per le attività programmate di Gemini. La funzione di Chrome che usa il browser al posto nostro, auto browse, esiste negli Stati Uniti e, dal 7 ottobre, in India, ma in nessun Paese europeo.4 Meta ha lanciato l'8 settembre Muse, un agente personale, in Nord America, e il 23 ottobre l'ha portato in Giappone. Del piccolo dispositivo per parlarci, Muse Charm, mostrato il 23 settembre, non si conoscono ancora prezzo e date per nessun Paese.5
Poi c'è la salute. Quando a gennaio OpenAI ha annunciato la sezione di ChatGPT dedicata alla salute, ha escluso lo Spazio economico europeo, la Svizzera e il Regno Unito, e il collegamento alle cartelle cliniche funziona solo con i fornitori sanitari americani.6 Da luglio la funzione è aperta a tutti gli adulti americani. Amazon offre negli Stati Uniti Health AI, un assistente che spiega gli esami, gestisce le prescrizioni e passa la conversazione ai medici di One Medical. Al 27 ottobre nessuna delle due aziende ha annunciato piani per l'Europa.7
Che cosa non arriva in Italia, al 27 ottobre 2026
| Servizio | Azienda | Annunciato | Disponibile in Italia | Motivo indicato |
|---|---|---|---|---|
| Siri AI su iPhone e iPad | Apple | giugno 2026 | No, solo su Mac e Vision Pro | Il Digital Markets Act, secondo Apple |
| HomeView | Apple | ottobre 2026 | No | Manca Siri AI sugli iPhone europei |
| Personal Intelligence di Gemini | gennaio 2026 | No, come nel Regno Unito e in Svizzera | Nessuno | |
| Gemini Spark e attività programmate | maggio 2026 | No, come nel Regno Unito e in Svizzera | Nessuno | |
| Auto browse in Chrome | gennaio 2026 | No | Nessuno: c'è solo negli Stati Uniti e in India | |
| Muse | Meta | settembre 2026 | No | Nessuno, nessuna data |
| Salute in ChatGPT | OpenAI | gennaio 2026 | No, come nel Regno Unito e in Svizzera | Nessuno ufficiale |
| Health AI | Amazon | gennaio 2026 | No | Si appoggia a One Medical, che opera negli Stati Uniti |
Le regole c'entrano, ma in modi diversi
In questo elenco ci sono almeno tre storie, e conviene tenerle separate.
La prima riguarda il Digital Markets Act, il DMA, la legge europea che dal 2024 obbliga le grandi piattaforme a non favorire i propri servizi e ad aprire i sistemi ai concorrenti. Per Apple la legge si applica a iOS, iPadOS, App Store e Safari, non a macOS.8 È questo che spiega Siri AI sul Mac e non sull'iPhone. Apple sostiene che la Commissione le chieda di dare a qualsiasi assistente concorrente un accesso quasi illimitato al telefono, dai messaggi agli acquisti. Dice di aver proposto un intermediario, il Trusted System Agent, da introdurre in 18 mesi, e che la proposta è stata respinta.2 Il 9 giugno il portavoce della Commissione Thomas Regnier ha risposto che la decisione di non lanciare Siri AI «è di Apple, e solo di Apple», che nulla nel DMA vieta di introdurre prodotti nuovi e che Apple, invece di cercare una soluzione conforme, ha chiesto un'esenzione.9 Nella relazione trimestrale alla SEC, l'autorità di borsa americana, Apple scrive che gli obblighi di interoperabilità l'hanno già portata, e potranno portarla, a non lanciare prodotti «come Siri AI» in alcuni Paesi.2
Google sta dall'altra parte dello stesso scontro. Il 16 luglio la Commissione le ha imposto di dare agli assistenti concorrenti lo stesso accesso alle funzioni di Android di cui gode Gemini, a cominciare dall'attivazione con la voce, come con «Hey Google». I cambiamenti dovranno arrivare agli utenti da luglio 2027.10 Il 28 settembre Google ha presentato ricorso al Tribunale dell'Unione europea, sostenendo che le misure indeboliscono la sicurezza e la privacy.11
La seconda storia riguarda i dati personali. Le esclusioni di Google e di OpenAI valgono anche per il Regno Unito e la Svizzera, che non applicano il DMA ma hanno leggi sulla privacy simili al GDPR europeo. Personal Intelligence, Spark e la sezione salute di ChatGPT lavorano su posta, foto e cartelle cliniche. Le aziende non spiegano l'esclusione, ma il confine che hanno tracciato coincide con quello delle leggi sulla privacy di stampo europeo. Meta è stata più esplicita: nel luglio 2024 annunciò che il suo modello Llama capace di leggere immagini non sarebbe arrivato in Europa per «la natura imprevedibile» delle regole europee.12 In quei mesi il Garante irlandese, che vigila su Meta per tutta l'Unione, aveva sollevato obiezioni e Meta aveva sospeso l'addestramento della sua AI sui post pubblici di Facebook e Instagram. Dopo un parere dei garanti europei, Meta ha aggiunto un modulo più semplice per opporsi, filtri sui dati e altre garanzie, e dal 27 maggio 2025, la data comunicata al Garante, addestra i modelli anche sui contenuti pubblici degli adulti europei.12
La terza storia con le regole europee c'entra poco. L'assistente di Amazon serve a portare le persone verso One Medical, una rete di studi medici americana: in Europa non avrebbe medici a cui passarle.7
Che cosa dicono i numeri sui ritardi
Il centro di ricerca GovAI ha confrontato 375 rilasci di modelli di Meta, Google, OpenAI e Anthropic, dal giugno 2018 al maggio 2026. L'89% è arrivato in Europa insieme agli Stati Uniti. L'11% in ritardo o mai, contro il 7% nel Regno Unito, e il ritardo mediano in Europa è stato di 53 giorni. Dei 68 casi, gli autori ne attribuiscono 56 soprattutto a ostacoli regolatori, in gran parte di protezione dei dati e in particolare quando si tratta di addestrare i modelli con dati personali. Non trovano prove solide che l'AI Act abbia causato ritardi, anche perché i suoi obblighi sui modelli di uso generale si possono far rispettare con sanzioni solo da agosto 2026, dopo la fine dei loro dati.13
Il dato più utile è l'andamento. La quota di rilasci arrivati tardi o mai in Europa è scesa dal 28% del 2023 all'8% del 2025, e nei primi cinque mesi del 2026 nessun modello pubblico è stato trattenuto. L'unica azienda che va nella direzione opposta è Meta, passata dal 7% all'88%.13
Modelli di AI arrivati in Europa in ritardo o mai arrivati
Gli autori notano che il Regno Unito, con leggi sulla privacy molto simili, ha avuto meno problemi, e lo attribuiscono a un'applicazione più severa delle regole e a chiarimenti più lenti da parte delle autorità europee. Anche la storia recente dice che di solito il ritardo finisce, ma non ogni volta: a fine giugno 2026 i riassunti AI Overview di Google non erano ancora arrivati in Francia.13
Ritardi che sono finiti, e scontri ancora aperti
- Lug 2023Bard, il chatbot di Google, arriva in Europa dopo le domande del Garante irlandese
- Dic 2023Threads arriva in Europa, cinque mesi dopo il lancio
- Giu 2024Apple rinvia Apple Intelligence in Europa citando il DMA
- Mar 2025Meta AI arriva in 41 Paesi europei; AI Overview arriva in Italia; Apple Intelligence arriva sugli iPhone europei, anche in italiano
- Mag 2025Meta comincia ad addestrare l'AI sui post pubblici europei, con nuove garanzie
- Ott 2025AI Mode, la ricerca di Google a conversazione, arriva in Italia
- Giu 2026Siri AI resta fuori dagli iPhone europei
- Lug 2026La Commissione impone a Google di aprire Android agli assistenti concorrenti
- Ott 2026HomeView non viene messo in vendita nell'Unione
Il caso italiano
Per chi vive in Italia l'elenco delle assenze pesa meno di un altro dato. Nel 2025 il 19,9% degli italiani tra 16 e 74 anni ha usato uno strumento di AI generativa, contro il 32,7% della media europea. Peggio di noi ha fatto solo la Romania. Tra le imprese con almeno dieci addetti, l'AI la usa il 16,4%, il doppio dell'anno prima, con una distanza enorme tra grandi imprese e piccole e medie.14
Per un'azienda italiana che comincia, gli strumenti disponibili bastano e avanzano, e il freno principale, come dicono le imprese stesse, sono le competenze. Ma quel 47,3% dice che l'incertezza sulle regole frena anche chi non è Apple o Google, e l'Italia ne ha avuto prove dirette. Il 30 marzo 2023 il Garante privacy bloccò ChatGPT, che tornò disponibile a fine aprile. Nel novembre 2024 multò OpenAI per 15 milioni di euro, e il 18 marzo 2026 il Tribunale di Roma ha accolto l'opposizione di OpenAI contro quella sanzione.15 Per un'azienda che deve decidere se investire, tre anni di decisioni che si ribaltano pesano.
Per chi lavora in azienda il buco è più piccolo di quanto sembri. Molte delle funzioni assenti sono pensate per gli account personali: Personal Intelligence, per esempio, non è disponibile per gli account aziendali di Google Workspace nemmeno negli Stati Uniti.3 E gli sviluppatori spesso hanno accesso ai modelli dal primo giorno: GovAI ricorda che Claude 3 Opus arrivò sull'app europea con 71 giorni di ritardo, mentre per l'accesso tramite API non ci fu nessuna attesa.13 Chi in azienda pensa di usare con una VPN un servizio non disponibile in Italia dovrebbe fermarsi: porterebbe dati aziendali in un servizio che chi lo offre ha scelto di non mettere sul mercato europeo e che nessuno ha valutato con le regole europee. Delle regole che si applicano già in Italia, e di chi le fa rispettare dal 23 ottobre, ho scritto in Chi controllerà l'AI in Italia.
Che cosa ne penso
Non credo che si possa dare ragione in blocco alle aziende o a Bruxelles. Bisogna guardare un caso alla volta, e chiedersi che cosa proteggerebbe la regola se funzionasse.
Sui dati sanitari e sull'addestramento con i dati personali la prudenza europea protegge le persone. Un assistente che legge cartelle cliniche, posta e foto può sapere di noi più di un medico di famiglia, e quei dati, una volta usciti, non tornano indietro: in un altro pezzo ho raccontato come le confidenze fatte a un chatbot possono finire in vendita. Se un servizio così arriva qualche mese dopo, perché un'autorità ha fatto domande e l'azienda ha dovuto rispondere, per me è un prezzo accettabile. La vicenda di Meta lo dimostra: poco più di un anno di discussione ha prodotto un modo semplice per opporsi, e poi il servizio è partito.
Su Siri AI penso invece che l'assenza sia anche una leva negoziale. Nel giugno 2024 Apple disse che Apple Intelligence non sarebbe arrivata in Europa quell'anno, per colpa del DMA, e nel marzo 2025 è arrivata, in italiano, senza che la legge fosse cambiata.16 Nel settembre 2025 Apple ha chiesto di abrogare il DMA.17 Siri AI funziona sui Mac venduti in Europa: la tecnologia non è vietata, quello che Apple non accetta è dare ai concorrenti lo stesso accesso sull'iPhone. Rinunciare a vendere un intero prodotto, HomeView, per una disputa sul software è un modo per far pagare il costo ai clienti e spingerli a fare pressione su Bruxelles. Apple ha il diritto di farlo, ma la decisione resta sua. Il fatto che un'azienda possa decidere da sola che cosa arriva in un continente è proprio il tipo di dipendenza di cui ho scritto in Chi tiene in mano le chiavi?.
Questo non assolve la Commissione. Il rapporto Draghi contava circa 100 leggi europee dedicate al digitale e oltre 270 autorità che se ne occupano nei vari Paesi, e osservava che a sostenere quei costi riescono solo le aziende grandi, spesso non europee, mentre le giovani aziende tecnologiche possono scegliere di non operare affatto nell'Unione.18 Le regole pesano più su chi in Europa costruisce che su Apple. Dirk Auer, dell'International Center for Law & Economics, fa notare che una legge nata per aumentare la concorrenza qui ottiene il contrario, perché toglie dal mercato un concorrente.19 Non sono d'accordo fino in fondo, ma il punto è serio.
Alla Commissione chiederei di decidere più in fretta e con criteri tecnici chiari. Con Google ha fissato funzioni, garanzie di sicurezza e un anno di tempo: la stessa cosa andrebbe fatta con Apple, con tappe verificabili e pubbliche, invece di uno scontro a colpi di comunicati. Sulla parte del Digital Omnibus che riguarda i dati, proposta nel novembre 2025, non avrei invece nessuna fretta. Scriverebbe nella legge che il legittimo interesse basta per addestrare l'AI con dati personali, con garanzie e diritto di opposizione: vuol dire che tocca a ciascuno di noi dire di no, invece che alle aziende chiedere un sì. È ancora in discussione nelle commissioni del Parlamento europeo, senza una posizione del Consiglio, e lì va resa più severa, non approvata in fretta.20 Le aziende, dal canto loro, dovrebbero dire perché escludono un servizio. Google tiene Personal Intelligence e Spark fuori dall'Europa senza una riga di spiegazione: una frase aiuterebbe utenti e autorità a capire se il problema è una norma, un rischio legale o una scelta commerciale.
Le prossime scadenze da seguire sono due: la sentenza del Tribunale dell'Unione sul ricorso di Google e il luglio 2027, quando gli assistenti concorrenti dovranno poter funzionare su Android come Gemini.10