Il 12 ottobre Character.AI ha chiesto il fallimento
Character Technologies, la società che gestisce Character.AI, il 12 ottobre ha chiesto la protezione del Chapter 11 al tribunale fallimentare del Delaware. Chiede di vendere i suoi beni sotto il controllo del giudice e ha già un primo offerente: Disney, che mette sul tavolo 20 milioni di dollari per una licenza non esclusiva e perpetua su una parte della sua proprietà intellettuale. Nella domanda l'azienda indica attività e passività tra 50 e 100 milioni di dollari. Se nessuno la compra, il servizio verrà chiuso.1
Character.AI è l'app in cui si chatta con personaggi inventati dagli utenti o ispirati a figure famose, dagli eroi dei fumetti agli psicologi immaginari. Secondo la dichiarazione dell'amministratore delegato Colin Adams ha circa 12 milioni di utenti attivi al mese, che ci passano in media 120 minuti al giorno. Ad agosto incassava 5,3 milioni di dollari al mese e ne perdeva tra 8 e 9; da gennaio ad agosto ha speso 56,1 milioni solo in potenza di calcolo. Da agosto 2025 una banca d'affari ha sondato 28 possibili acquirenti e ha ricevuto una sola proposta, giudicata impraticabile. Gli investitori, scrive Adams, si sono fermati davanti alle cause e alle indagini.2
Nei documenti presentati al giudice c'è anche un altro numero. L'azienda spiega che avvisare per posta tutti gli utenti attuali e passati, circa 163 milioni, costerebbe troppo, e che comunque non sono creditori. Riceveranno la notizia attraverso un post sul blog e un avviso nell'app.3
Che cosa resta in vendita
Conta soprattutto il perimetro dell'offerta di Disney. Secondo le procedure di vendita depositate in tribunale, la licenza riguarda il codice e i brevetti. Restano fuori l'app, il marchio, i dati degli utenti, quello che gli utenti hanno scritto e ricevuto e i modelli addestrati. Tutto questo rimane nel patrimonio dell'azienda fallita e può essere comprato da chi presenterà un'offerta entro il 20 novembre. L'asta è prevista per il 23 novembre, l'udienza che approva la vendita per il 24, e Disney ha fissato come data ultima il 17 dicembre.4
Il 14 ottobre i procuratori generali di 39 stati e del Distretto di Columbia hanno depositato un avviso con nove condizioni per qualunque acquirente: verifiche dell'età che non si basino sulla data di nascita dichiarata, niente personaggi che si presentano come terapeuti, medici o avvocati, protocolli per i casi di autolesionismo e suicidio, nessun uso delle chat per addestrare modelli o fare pubblicità oltre quanto gli utenti hanno permesso, e la possibilità per tutti di cancellare i propri dati prima della vendita. Si riservano di chiedere la nomina di un garante della privacy dei consumatori, una figura che la legge fallimentare americana prevede proprio per queste vendite.4
Il contesto spiega tanta attenzione. Nel 2024 Megan Garcia, una madre della Florida, ha fatto causa a Character.AI sostenendo che la piattaforma avesse avuto un ruolo nel suicidio del figlio Sewell Setzer, 14 anni. Altre famiglie hanno seguito. A inizio 2026 l'azienda ha chiuso con accordi cinque cause, compresa quella di Garcia, e ha tolto ai minorenni le conversazioni libere con i personaggi.5 Il Kentucky e la Pennsylvania le hanno fatto causa, e secondo la dichiarazione di Adams 46 tra stati e territori la stanno indagando insieme.2
Che cosa ci scriviamo dentro
Per capire che cosa c'è in gioco basta guardare come vengono usati questi servizi. Negli Stati Uniti quasi tre adolescenti su quattro hanno provato un compagno virtuale, uno su tre ha scelto di parlare di una cosa seria con l'AI invece che con una persona e uno su quattro ha condiviso informazioni personali.6
In Europa un'indagine di Ipsos per la CNIL, l'autorità francese per la privacy, su 3.800 ragazzi tra 11 e 25 anni in Francia, Germania, Svezia e Irlanda, ha trovato che il 48% usa l'AI per parlare di temi personali o intimi. Il 56% pensa che l'AI sappia tenere segrete le conversazioni, e meno di uno su tre dice di sapere che fine fanno i dati che condivide.7 In Italia l'Associazione Di.Te. e Skuola.net hanno intervistato 927 ragazzi tra 10 e 20 anni: il 46% ha già usato un sistema di AI generativa per parlare delle proprie emozioni, e per circa uno su dieci è un'abitudine.8
Ragazzi che si confidano con l'AI e che cosa sanno dei loro dati
Sono dati sui più giovani, ma il punto vale per tutti. In una chat con un personaggio che ascolta senza giudicare si scrivono cose che non si direbbero a un amico: la salute, la sessualità, i rapporti in famiglia, i pensieri peggiori. E tutto resta sui server di un'azienda.
Che cosa promette l'informativa
L'informativa sulla privacy di Character.AI, con una formulazione in vigore almeno da agosto 2025, consente di comunicare «certe informazioni» durante la trattativa o la conclusione di una vendita dei beni dell'azienda. Non dice quali, e non obbliga chi compra a rispettare le stesse regole. L'azienda ripete che i dati degli utenti «continuano a essere protetti» dall'informativa, ma non ha detto se le conversazioni fanno parte dei beni in vendita. Calli Schroeder, dell'Electronic Privacy Information Center, ha definito la protezione offerta dal garante dei consumatori «piuttosto debole» e ha ricordato che chat di questo tipo sono anche un bersaglio ideale per chi vuole ricattare.9
Per Mario Trujillo, della Electronic Frontier Foundation, le nostre informazioni personali più delicate non sono un bene da comprare e vendere. Robbie Torney di Common Sense Media ricorda anche che cancellare l'account non toglie quello che è già finito nell'addestramento di un modello.10
Nessuna invenzione resta ciò per cui è nata.
Sesta legge dell'innovazione, da Un perché alla volta
Una chat nata come intrattenimento, e usata da molti come diario, in un fallimento diventa una voce dell'inventario.
I precedenti: Toysmart, RadioShack, 23andMe
Non è la prima volta che i dati dei clienti finiscono in un'asta fallimentare, e i casi passati dicono come può andare.
Nel 2000 la Federal Trade Commission fece causa a Toysmart, un negozio online di giocattoli fallito, per impedirgli di vendere l'elenco dei clienti contro le promesse fatte sul sito. Nel gennaio 2001 Buena Vista Internet Group, controllata di Disney e azionista al 60% di Toysmart, pagò 50.000 dollari ai creditori per far distruggere quell'elenco.11 Venticinque anni dopo Disney è di nuovo al tavolo di un fallimento, questa volta per comprare. Nel 2015 RadioShack voleva cedere 117 milioni di schede clienti. Dopo le pressioni della FTC e di decine di stati, il tribunale del Delaware approvò un accordo con 17 procuratori generali: gran parte dei dati fu distrutta e all'acquirente andarono solo gli indirizzi email attivi negli ultimi due anni.12
Il caso più vicino è 23andMe, l'azienda dei test genetici. Il 31 marzo 2025 il presidente della FTC Andrew Ferguson scrisse che qualunque vendita dei dati in fallimento sarebbe rimasta soggetta alle promesse fatte agli utenti, e che chi compra deve impegnarsi esplicitamente a rispettarle.13 A giugno 27 stati e il Distretto di Columbia fecero causa per bloccare la vendita dei dati genetici senza consenso.14 Intanto 1,9 milioni dei 15 milioni di clienti avevano chiesto di cancellare i propri dati.15 Alla fine il tribunale approvò la vendita per 305 milioni di dollari a TTAM Research Institute, l'ente senza scopo di lucro guidato dalla cofondatrice Anne Wojcicki, che si è impegnato a rispettare l'informativa di 23andMe «in perpetuo».16
Quando i dati dei clienti finiscono in un fallimento
| Caso | Anno | Dati | Come è finita |
|---|---|---|---|
| Toysmart | 2000-2001 | Elenco clienti di un negozio di giocattoli online | La controllata Disney azionista paga 50.000 dollari per distruggerlo |
| RadioShack | 2015 | 117 milioni di schede clienti | Gran parte distrutta, ceduti solo gli indirizzi email attivi negli ultimi due anni |
| 23andMe | 2025 | Dati genetici di 15 milioni di clienti | Venduti per 305 milioni di dollari con l'obbligo di rispettare l'informativa; 1,9 milioni di clienti li avevano già fatti cancellare |
| Character.AI | 2026 | Conversazioni di circa 12 milioni di utenti al mese | Escluse dall'offerta di Disney, in vendita per chi offre entro il 20 novembre |
C'è una differenza importante. L'informativa di 23andMe diceva che in caso di vendita le sue regole avrebbero seguito i dati presso il nuovo proprietario. Quella di Character.AI non lo dice, e quindi la protezione che il diritto americano costruisce sulle promesse fatte agli utenti qui ha meno appigli.9
E per chi scrive dall'Italia
Per gli utenti europei le regole sono diverse e più severe, almeno sulla carta. Il GDPR vale anche per un'azienda americana che offre i suoi servizi a persone che si trovano nell'Unione. Impone che i dati raccolti per uno scopo non siano usati per scopi incompatibili, e tratta come categorie particolari le informazioni su salute, vita sessuale, orientamento sessuale e convinzioni religiose. In una chat con un compagno virtuale ce ne sono molte.
Le autorità tedesche per la protezione dei dati, nella loro posizione del settembre 2024 sulle cessioni di beni aziendali, sono state chiare: i dati delle categorie particolari, come quelli sanitari, si possono trasferire a chi compra solo con il consenso informato ed esplicito di ogni persona, e una banca dati di clienti venduta come bene a sé richiede di regola il consenso preventivo.17
Il Garante italiano conosce bene Character.AI. Con un provvedimento del 3 luglio 2026 le ha inflitto una sanzione di 158.000 euro per un'informativa carente, una valutazione d'impatto e un rappresentante nell'Unione arrivati in ritardo e controlli dell'età inefficaci. Il servizio era disponibile in italiano dall'8 aprile 2024.18 Secondo la dichiarazione al tribunale l'azienda ha chiuso la questione pagando 79.000 euro, la metà, come la legge consente.2 Non è un caso isolato: il 31 marzo 2023 il Garante aveva bloccato temporaneamente ChatGPT, e nel maggio 2025 ha sanzionato con 5 milioni di euro Luka, la società di Replika, un altro chatbot di compagnia.19
Le regole quindi ci sono. Farle valere su una vendita decisa da un giudice americano, per un'azienda che sta chiudendo, è un'altra faccenda, e i tempi sono stretti.
Che cosa ne penso
Penso che le conversazioni con un chatbot di compagnia vadano trattate come una cartella clinica. Nessuno accetterebbe che il fascicolo di uno psicologo fallito venga messo all'asta insieme alle sedie dello studio. Eppure la legge fallimentare americana guarda soprattutto a che cosa c'era scritto nell'informativa, e un'informativa vaga diventa un permesso.
Per questo credo che servano due cose. La prima riguarda le aziende: chi offre un servizio in cui le persone si confidano dovrebbe scrivere in modo esplicito che in caso di vendita o di fallimento le conversazioni vengono cancellate, salvo chi sceglie di trasferirle. La seconda riguarda le regole: le chat con un compagno virtuale dovrebbero essere escluse per legge dai beni vendibili. In Italia una proposta di legge della deputata Giulia Pastorella va in una direzione vicina, perché chiede di cancellare entro cinque giorni la memoria delle chat con i minori.20
Nel frattempo vale una regola personale semplice. Non userei mai un chatbot di compagnia come diario, e da qualunque chat terrei fuori nomi, indirizzi, diagnosi e tutto ciò che riguarda altre persone.
Che cosa fare adesso
- EsportareChiedere una copiaSu Character.AI si chiede dalle impostazioni dell'account. Il centro assistenza indica tre o quattro settimane di attesa e un link che scade dopo sette giorni.
- CancellareEliminare l'accountSolo dopo aver ricevuto la copia. Prima della vendita, come chiedono gli stati, e senza aspettare che il servizio cambi proprietario.
- ControllareTogliere l'addestramentoQuasi tutti i chatbot principali hanno un'impostazione per escludere le chat dall'addestramento e una modalità di chat temporanea. Vale la pena attivarle.
- Scrivere menoTenere fuori i datiNomi completi, indirizzi, dati sanitari riconoscibili, informazioni su figli, colleghi e familiari. Quello che non si scrive non si può vendere.
Con i tempi del tribunale, chi vuole tenere una copia delle proprie conversazioni su Character.AI deve chiederla entro la fine di ottobre: tre o quattro settimane di attesa portano a ridosso del 20 novembre, il giorno in cui si chiudono le offerte.10