Matteo FerrandoTecnologia, AI e innovazione

Da «Un perché alla volta»

Le leggi dell'inno­vazione

Tredici regolarità che tornano in ogni grande invenzione, dal fuoco all'intelligenza artificiale. Le ho scritte alla fine del prologo e di ogni capitolo di «Un perché alla volta», e le uso ogni giorno per leggere quello che sta succedendo con l'AI.

Un padre e una bambina guardano un grande punto interrogativo fatto di invenzioni
Prologo, «Perché?». Illustrazione da «Un perché alla volta»

Come usarle

Non servono a prevedere il futuro. Aiutano a guardarlo con occhi meno ingenui.

Non sono leggi nel senso della fisica: nessuna vale sempre e senza eccezioni. Sono regolarità, cose successe così tante volte da diventare quasi prevedibili. Quando arriva una tecnologia nuova, intelligenza artificiale compresa, provo a chiedermi quali di queste leggi stiano lavorando: di solito più d'una.

Le leggi dell'innovazione

  1. Ogni innovazione comincia con una domanda. Chi smette di chiedere «perché?» smette anche di inventare.Dal prologo «Perché?»
  2. Non si inventa dal nulla: si addomestica ciò che esiste. Le innovazioni più grandi nascono dall'imparare a usare una forza che c'era già, come il fuoco, il vento, il grano, il lupo.Dal capitolo «Perché fa buio?»
  3. Ogni innovazione ha un prezzo nascosto. Spesso lo paga qualcuno che non ha scelto, e spesso, una volta cominciato, non si può più tornare indietro.Dal capitolo «Da dove viene la pappa?»
  4. Le idee geniali sembrano ovvie solo dopo. Spesso l'innovazione non è scoprire una cosa nuova, ma mettere insieme due cose vecchie in un modo che può diventare utile e diffuso, come la ruota e la valigia.Dal capitolo «Perché la ruota è tonda?»
  5. L'innovazione comincia dove finisce la comodità. Per scoprire cosa c'è dall'altra parte, qualcuno deve accettare di lasciare la riva.Dal capitolo «Si può andare dall'altra parte del mare?»
  6. Nessuna invenzione resta ciò per cui è nata. Le prime scritture mesopotamiche registravano beni e conti, ARPANET collegava pochi computer di ricerca, gli SMS divennero una forma di comunicazione molto più popolare di quanto molti si aspettassero.Dal capitolo «Cosa c'è scritto?»
  7. Quando copiare costa poco, il mondo cambia. E il problema non diventa più trovare le informazioni, ma scegliere di quali fidarsi.Dal capitolo «Chi ha fatto i libri?»
  8. Nessuno inventa da solo. Dietro ogni nome famoso ci sono tante mani, tante idee e tanti tentativi che la storia dimentica.Dal capitolo «Perché la luce si accende?»
  9. La tecnologia migliore avvicina chi è lontano. Ma se non stiamo attenti, la stessa tecnologia può allontanare chi è vicino.Dal capitolo «Posso parlare con la nonna?»
  10. Le protezioni migliori possono passare inosservate: quando funzionano, evitano che accada il peggio. Alcune ci aiutano anche a diventare capaci di farne a meno.Dal capitolo «Perché devo mettere il giubbotto?»
  11. Ogni macchina cambia anche chi la usa. Il modo in cui una tecnologia trasforma la vita delle persone non dipende solo dalla tecnica, ma dalle scelte che facciamo su come usarla.Dal capitolo «Chi fa andare le macchine?»
  12. Le macchine fanno quello che diciamo, non quello che intendiamo. Tra le due cose c'è sempre uno spazio, e in quello spazio nascono gli errori.Dal capitolo «Il computer pensa?»
  13. Le macchine possono imparare dagli esempi e aiutarci a esplorare domande. Ma ogni idea lascia un’impronta, e il compito di scegliere le domande giuste resta nostro.Dal capitolo «Papà, con chi parli?»

Le leggi che attraversano tutto

Rileggendo il libro mi sono accorto che alcune idee tornano in quasi tutti i capitoli, anche se non hanno una legge dedicata.

  1. La diffusione di un’invenzione dipende dal sistema che la rende utile. La ruota senza animali da tiro, la lampadina senza centrali elettriche, la macchina analitica senza la tecnologia per costruirla: mostrano quanto le condizioni intorno contino per trasformare un’idea in un uso diffuso.
  2. Le idee migliori viaggiano da un campo all'altro. Il torchio del vino è diventato la stampa, il telaio a schede è diventato il computer, la valvola del gas delle automobili è diventata il respiro dei subacquei, i processori dei videogiochi sono diventati il cervello dell'intelligenza artificiale.
  3. Chi inventa non è sempre chi guadagna. Gutenberg, Meucci, Babbage, Barsanti, Semmelweis, Turing: le loro fortune furono molto diverse. Alcuni incontrarono povertà o scarso riconoscimento; altri, come Turing, ricevettero onori e poi subirono una persecuzione. Il valore del lavoro non li protesse dalle ingiustizie.
  4. A volte il modo migliore di far vivere un'idea è regalarla. Il dagherrotipo, il web, la cintura di sicurezza, il vaccino contro la polio, il software libero hanno cambiato il mondo anche attraverso scelte che ne ampliarono l’accesso. Pubblico, gratuito e libero, però, non sono la stessa cosa: brevetti e licenze rendono diverse queste storie.
  5. E soprattutto: il futuro non va mai come ce lo aspettiamo. Nessuno degli inventori di questo libro ha potuto prevedere tutte le conseguenze della propria invenzione. È una ragione per essere umili quando facciamo previsioni. Ed è anche una ragione per essere ottimisti: il futuro è ancora aperto, e lo scriveranno persone che oggi hanno tre anni.