Dal 23 ottobre l'AI ha un controllore
Il 23 ottobre entra in vigore il decreto legislativo 179 del 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'8 ottobre. Sono 54 articoli che adeguano la legge italiana al regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, l'AI Act, «in materia di poteri delle Autorità nazionali».1 Da questa data in Italia c'è chi può ispezionare un sistema di AI, chiedere documenti, ordinarne il ritiro dal mercato e multare chi non rispetta le regole.
Il decreto chiude un percorso cominciato un anno fa. La legge 132 del 2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, aveva scelto le due autorità, l'Agenzia per l'Italia digitale (AgID) e l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN), e aveva lasciato al governo i dettagli.2 Un primo decreto, il 160 del 2026, in vigore dal 30 settembre, si è occupato di polizia e di responsabilità civile e penale. Ha aggiunto al codice penale l'articolo 437-bis: da uno a cinque anni di reclusione per chi non adotta le misure di sicurezza o di sorveglianza umana previste per i sistemi ad alto rischio, quando ne deriva un pericolo per la vita o l'incolumità delle persone. Per lo stesso reato può rispondere anche l'azienda, con sanzioni pecuniarie e interdittive.3
Chi fa che cosa
Il modello italiano divide il lavoro. L'AgID è l'autorità di notifica: valuta, designa e sorveglia gli organismi che certificano i sistemi ad alto rischio prima che arrivino sul mercato. L'ACN è l'autorità di vigilanza del mercato e il punto di contatto unico con la Commissione europea e con gli altri Stati. Fa ispezioni, anche senza preavviso quando un sistema è in prova in condizioni reali, riceve i reclami, adotta le misure previste dal regolamento e irroga le sanzioni.1 Accanto a loro restano le autorità di settore, come prevede l'articolo 74 dell'AI Act.4
Chi controlla l'AI in Italia dal 23 ottobre 2026
| Autorità | Ruolo | Su che cosa |
|---|---|---|
| ACN | Vigilanza del mercato, punto di contatto unico, reclami e sanzioni | Tutti i sistemi di AI non assegnati ad altri, dai chatbot ai generatori di immagini; registro dei sistemi ad alto rischio nelle infrastrutture critiche |
| AgID | Autorità di notifica | Gli organismi che certificano la conformità dei sistemi ad alto rischio |
| Banca d'Italia, CONSOB, IVASS | Vigilanza del mercato nel proprio settore | Sistemi ad alto rischio usati da banche, intermediari e assicurazioni, per esempio per valutare chi merita un prestito |
| Garante privacy | Vigilanza del mercato in ambiti limitati | Biometria e altri sistemi ad alto rischio usati da polizia, frontiere, giustizia e processi democratici |
| Autorità dei prodotti | Vigilanza insieme all'ACN | AI dentro prodotti già regolati, come macchinari, giocattoli e dispositivi medici |
Per un'azienda che fa marketing o comunicazione, in pratica, l'interlocutore sarà quasi sempre l'ACN: un assistente virtuale che non dice di essere un'AI, un video con un volto ricreato senza dichiararlo, una campagna che usa tecniche manipolative. Se lo stesso software lo usa una banca per decidere un prestito, se ne occupa la Banca d'Italia. Il Garante conserva comunque tutti i poteri che gli dà la legge sulla privacy, e l'AGCOM quelli di coordinatore dei servizi digitali. A tenere insieme il sistema c'è un Comitato di coordinamento presso la Presidenza del Consiglio.1
Sapere a chi rivolgersi conta. Nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti usava almeno una tecnologia di AI, il doppio dell'anno prima. Tra quelle che l'avevano valutata senza adottarla, il 47,3% indicava come freno la poca chiarezza sulle conseguenze legali.5
Sotto le due fasce più alte delle multe ce n'è una fino a 7,5 milioni o all'1% del fatturato per chi dà informazioni false alle autorità, e una aggiunta dall'Italia, fino a un milione o allo 0,5%, per chi non fa la valutazione d'impatto sui diritti fondamentali o non spiega a una persona una decisione che la riguarda. Per le piccole e medie imprese vale il più basso tra i due importi. Nei casi poco gravi l'autorità può limitarsi a ordinare di correggere l'errore o a dichiarare pubblicamente la violazione. Ogni sanzione viene pubblicata sul sito dell'autorità, e per un marchio questo può pesare più dell'importo.1
Rinviato non vuol dire allentato
A luglio l'Unione europea ha approvato l'AI Omnibus, il regolamento 2026/1744, in vigore dal 27 luglio. Ha spostato al 2 dicembre 2027 le regole sui sistemi ad alto rischio elencati nell'allegato III, come quelli per selezionare il personale o valutare il credito, e al 2 agosto 2028 quelle sull'AI dentro prodotti già regolati.6 Molti l'hanno letto come una pausa dell'AI Act. Il calendario dice altro.
Le date dell'AI Act dopo l'Omnibus, e quelle italiane
- Feb 2025Si applicano i divieti, come la manipolazione e il punteggio sociale, e l'obbligo di formare le persone sull'AI.6
- Ago 2025Partono gli obblighi per i modelli di uso generale, quelli su cui si basano gli assistenti più diffusi.6
- Ott 2025Entra in vigore la legge 132/2025, che sceglie AgID e ACN.2
- Ago 2026Si applicano gli obblighi di trasparenza: assistenti virtuali riconoscibili, deepfake dichiarati.6
- Set 2026Entra in vigore il decreto 160/2026, su reati e responsabilità civile.3
- Ott 2026Entra in vigore il decreto 179/2026, su autorità, sanzioni e lavoro.1
- Dic 2026Marcatura obbligatoria anche per i generatori già sul mercato. Vietate le app che creano immagini intime non consensuali.7
- Dic 2027Regole sui sistemi ad alto rischio dell'allegato III, dal personale al credito.6
Due divieti in vigore dal febbraio 2025 riguardano da vicino chi fa pubblicità: niente tecniche subliminali o manipolative che alterano in modo significativo il comportamento delle persone, niente sistemi che sfruttano le fragilità legate all'età, alla disabilità o alla situazione economica.4 Gli obblighi di trasparenza valgono dal 2 agosto 2026. Chi pubblica un deepfake deve dichiararlo. Per le opere evidentemente artistiche, satiriche o di finzione basta segnalarlo in un modo che non rovini l'opera. Un testo generato con l'AI per informare il pubblico su temi di interesse generale va dichiarato, a meno che sia passato da una revisione umana e qualcuno ne abbia la responsabilità editoriale.4 Come etichettarli lo spiega un codice volontario della Commissione, pubblicato il 10 giugno.8 L'Omnibus ha concesso tempo, fino al 2 dicembre 2026, solo per la marcatura automatica dei contenuti dei generatori già in commercio:7 di come funzionano queste filigrane ho scritto in un pezzo su SynthID.
Poi ci sono le regole italiane, che non aspettano Bruxelles. Dal 23 ottobre, per l'articolo 41 del decreto 179, le decisioni su assunzioni, modifiche del contratto, licenziamenti, provvedimenti disciplinari e valutazioni delle prestazioni non possono essere prese solo da un sistema automatico. L'ultima parola spetta a una persona «che eserciti un potere effettivo e autonomo», e il consenso del lavoratore non basta a cambiare la regola. Il licenziamento deciso in violazione è nullo. Il lavoratore può chiedere una spiegazione comprensibile, data da una persona, che dica quanto ha pesato l'AI. C'è però un'eccezione larga: la selezione dei candidati è esclusa, anche quando un algoritmo scarta qualcuno.1
Il decreto 160 ha già cambiato le regole sui danni. Se un danno nasce dalla violazione di un obbligo dell'AI Act, il nesso di causa si presume, e tocca all'azienda dimostrare il contrario. Il giudice può ordinarle di consegnare registri e documentazione tecnica, e se non lo fa può considerare provati i fatti raccontati da chi ha subito il danno. Una certificazione di conformità non basta a escludere la responsabilità.3 Chi aspetta il dicembre 2027 per occuparsene fa male i conti.
Un'agenzia di cybersicurezza per controllare l'AI
La scelta dell'ACN è stata discussa fin dall'inizio. Nel marzo 2024 il presidente del Garante privacy, Pasquale Stanzione, scrisse a Parlamento e governo che l'autorità per la privacy aveva i «requisiti di competenza e indipendenza» per applicare il regolamento europeo.9 Pochi mesi dopo il Comitato europeo per la protezione dei dati raccomandò agli Stati di affidare alle autorità per la privacy almeno i sistemi ad alto rischio più delicati, e di considerarle anche per gli altri.10 L'AI Act chiede che le autorità esercitino i loro poteri in modo indipendente e imparziale, e che abbiano risorse tecniche, economiche e umane adeguate.4
L'ACN invece fa parte dell'amministrazione che risponde al Presidente del Consiglio, che ne nomina il direttore generale. Damiano Fuschi, professore di diritto pubblico all'Università di Milano, ritiene la scelta «pienamente legittima» per il diritto europeo, che per queste autorità chiede un'indipendenza funzionale. Ma ricorda che AgID e ACN non hanno le garanzie tipiche delle autorità indipendenti, come un collegio o un mandato non rinnovabile, e che uniscono la promozione dell'AI al suo controllo. La sua sintesi è che «conformità non significa adeguatezza».11
Su alcuni punti il governo ha ascoltato il Garante, che nel parere del 14 luglio chiedeva di poter scrivere linee guida, di partecipare ai progetti di sperimentazione con dati personali e di proteggere i lavoratori anche nelle valutazioni: tutto questo è nel testo finale. Il Garante scriveva anche che le sue risorse non bastano per i nuovi compiti.12 Ma è rimasta la clausola che chiude il decreto: le amministrazioni coinvolte lavorano «senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».1 L'ACN alla fine del 2025 impiegava 422 persone e ha una pianta organica che può crescere fino a 669, soprattutto per gestire la direttiva europea sulla sicurezza delle reti, la NIS2.13
Gli altri Paesi hanno scelto strade diverse. La Spagna ha creato nel 2023 un'agenzia dedicata solo all'AI, l'AESIA, con sede ad A Coruña, che però dipende anche lei da un ministero.14 In Germania dal 29 luglio il ruolo è della Bundesnetzagentur, il regolatore delle reti, che lascia la finanza alla BaFin.15 In Francia il Senato ha approvato a febbraio un testo che divide la vigilanza tra una quindicina di enti, con un ruolo centrale per la CNIL, l'autorità indipendente per la privacy, e lo ha poi trasmesso all'Assemblea nazionale.16 Il governo aveva spostato il peso sulla CNIL dopo che il Consiglio di Stato aveva segnalato, nello schema precedente, il rischio di sanzioni doppie.17
Che cosa ne penso
Penso che la scelta dell'ACN abbia una sua logica. Un sistema di AI è software, e alcuni dei rischi più seri sono di sicurezza: modelli manomessi, dati avvelenati, agenti che eseguono istruzioni nascoste in una pagina web. L'ACN ha tecnici, fa già ispezioni per la NIS2 e conosce le imprese. Avere un interlocutore principale è più semplice di un sistema diviso tra quindici enti.
Nel mio settore, però, i rischi più seri dell'AI riguardano le persone più che i server: una pubblicità che sfrutta la fragilità di chi la guarda, una voce o un volto ricreati senza consenso, un testo generato spacciato per giornalismo, un algoritmo che decide a chi mostrare un'offerta di lavoro. Sono questioni di diritti. Su queste avrei preferito un controllore che non dipenda dal governo in carica, anche perché tra chi usa l'AI ci sono le stesse amministrazioni pubbliche. Il decreto lascia al Garante i casi più delicati, e va bene. Per tutto il resto l'ACN dovrà dimostrare con i fatti un'indipendenza che la legge non le garantisce.
La cosa che mi preoccupa di più sono le risorse. Il regolamento europeo chiede personale che capisca a fondo queste tecnologie, il decreto non mette un euro in più per la vigilanza, e l'agenzia sta ancora crescendo per far fronte ai compiti sulla sicurezza delle reti. Il primo anno dirà molto: quanto tempo serve per avere le regole sui reclami e sulle ispezioni che il decreto rimanda ad atti successivi, e se la relazione annuale al Parlamento conterà anche le verifiche e le sanzioni sull'AI.
Che cosa fare adesso in azienda
Le domande che un'autorità o un giudice faranno sono già chiare, e quattro cose si possono fare subito.
- CensireTutti gli strumenti di AI in usoAssistenti virtuali, generatori di testi e immagini, piattaforme pubblicitarie, software per il personale: per ognuno chi lo fornisce, chi lo usa e per che cosa.
- DichiarareDeepfake e testi generatiEtichette chiare su voci, volti e scene realistiche create con l'AI. Chiedere ai fornitori come marcheranno i contenuti entro il 2 dicembre.
- DecidereUna persona per ogni scelta sul lavoroAssunzioni, valutazioni, provvedimenti e licenziamenti li firma una persona che può cambiare l'esito. I dipendenti vanno informati prima.
- DocumentareContratti, registri e controlliConservare la traccia di come si usa e si verifica ogni sistema. In caso di danno il giudice può chiederla.
Un obbligo nuovo riguarda la sicurezza sul lavoro: l'articolo 42 del decreto chiede di valutare l'AI che cambia ritmi, organizzazione o modalità del lavoro dentro il documento di valutazione dei rischi previsto dalla legge sulla sicurezza, e di formare i lavoratori sui rischi specifici.1
Il primo riferimento da segnarsi è l'ACN. Il decreto la obbliga a pubblicare sul proprio sito come contattarla come punto di contatto unico, e chiunque ritenga che un sistema di AI violi le regole può presentarle un reclamo, che l'agenzia deve trattare con una procedura stabilita dal suo direttore generale.1