«Prima del previsto» · Regole

Social ai minori, l'Europa congela i divieti nazionali per un anno

Il 29 ottobre la Commissione ha rinviato di 12 mesi i divieti nazionali dei social ai minori, a partire da quello austriaco. Che cosa cambia per l'Italia e che cosa si può fare intanto.

Disegno a tratto: a sinistra un foglio con righe di testo e un timbro, chiuso dentro un blocco di ghiaccio con qualche fiocco di neve; a destra uno smartphone in cui scorre una colonna di post che continua sopra e sotto il telefono, e solo le miniature dei post sullo schermo sono piene di nero.
Le leggi nazionali restano ferme almeno un anno, il feed no. La regola europea che obbliga le piattaforme a proteggere i minori è in vigore dal febbraio 2024.

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Puntata del podcast · 10 min. La voce è la mia, ricreata con l'intelligenza artificiale.

Trascrizione della puntata

Il ventinove ottobre, a Vienna, il governo aspettava una risposta da Bruxelles. Voleva vietare i social sotto i quattordici anni dal primo gennaio del duemilaventisette. La risposta è arrivata, ed è un rinvio. Le leggi nazionali come quella austriaca restano ferme per dodici mesi. E in quei dodici mesi, chi deve muoversi?

Questo è Prima del previsto. Sono Matteo Ferrando. La voce che senti è la mia, ricreata con l'intelligenza artificiale.

Diversi Paesi europei, Italia compresa, hanno preparato una legge per tenere i ragazzi lontani dai social. Ora Bruxelles chiede di aspettare una regola comune. In questa puntata vediamo chi si ferma e chi no, e che cosa propone l'Europa al posto delle leggi nazionali. Alla fine ti dico come la vedo io, e che cosa si può fare in questi dodici mesi senza aspettare nessuno. Se hai figli, ti riguarda da vicino. Se non ne hai, ti riguarda lo stesso, perché alcune di queste regole chiedono a tutti di dimostrare quanti anni hanno.

Partiamo da che cosa è successo. Il ventinove ottobre ha parlato il portavoce della Commissione europea per il digitale, Thomas Regnier. Ha detto che i progetti di legge nazionali sui social e i minori resteranno fermi per dodici mesi. Ma solo quelli che si sovrappongono alle regole europee in arrivo. Il motivo dichiarato è evitare regole diverse da un Paese all'altro.

Come fa Bruxelles a fermare una legge nazionale? Con una vecchia direttiva europea. Chi vuole imporre nuove regole ai servizi online deve mandare il testo alla Commissione, e aspettare tre mesi prima di approvarlo. Ma se la Commissione ha già proposto una legge europea sulla stessa materia, l'attesa sale a dodici mesi dalla notifica. In questo caso la proposta c'è, ed è il Kids Act, presentato il diciassette settembre.

La prima a fermarsi è l'Austria, che aveva mandato il suo testo a fine luglio. Prevede un'età minima di quattordici anni per le piattaforme video che usano funzioni capaci di danneggiare lo sviluppo dei ragazzi. Secondo l'agenzia di stampa austriaca, ora il divieto non potrà partire prima della fine di luglio del duemilaventisette.

La Grecia ha fatto in tempo. Pochi giorni prima dell'annuncio, il Parlamento di Atene ha approvato il suo divieto sotto i quindici anni. La Francia è un caso più complicato. Ad agosto il Consiglio costituzionale ha cancellato il divieto francese, anche lì sotto i quindici anni. Secondo i giudici, non distingueva tra servizi e rischi, e così limitava troppo la libertà di espressione. E obbligare chiunque, adulti compresi, a dimostrare l'età senza fissare limiti lasciava scoperta la vita privata. Parigi ha riscritto il testo, e lo ha mandato a Bruxelles tre giorni prima della proposta europea. Secondo le agenzie di stampa il rinvio non dovrebbe valere per la Francia, ma la Commissione non si è sbilanciata, e l'attesa ordinaria scade il quindici dicembre.

In Italia la storia è più lunga. C'è un disegno di legge, prima firmataria la senatrice Lavinia Mennuni, che consente un account sui social solo dopo i quindici anni. È stato presentato nel maggio del duemilaventiquattro, e un anno dopo è arrivato a Bruxelles. Al ventinove ottobre è ancora in commissione al Senato, e l'ultima seduta è di giugno. Secondo Il Fatto Quotidiano, è fermo da oltre un anno in attesa dei pareri del governo.

Il rinvio, in teoria, non tocca il testo italiano, perché è arrivato a Bruxelles troppo tempo fa. Ma se cambiasse in modo significativo, andrebbe mandato di nuovo, e finirebbe nella stessa attesa dell'Austria.

Fin qui il cosa. Ora il perché. Bruxelles chiede di aspettare perché vuole una regola sola per tutti. E c'è anche un limite pratico. Una legge nazionale, da sola, fa fatica.

Le società europee di Google, Meta e TikTok hanno sede in Irlanda. E il diritto europeo affida la vigilanza al Paese in cui un servizio è stabilito. La Corte di giustizia europea si è già espressa su una legge austriaca, contestata proprio da queste tre aziende. Secondo la Corte, uno Stato non può imporre obblighi generali a piattaforme che hanno sede in un altro Paese dell'Unione. Può agire solo caso per caso, contro un singolo servizio.

Il Kids Act, invece, varrebbe in tutta l'Unione. Fissa tre gradini. Sotto i tredici anni, niente social. I bambini possono usare solo servizi video pensati per loro, con un account gestito da un genitore. Tra i tredici e i quindici anni ci sono i mini account, legati a quello di un genitore. Pochi contatti, e al massimo un'ora al giorno. Dai quindici anni l'account è proprio, e la piattaforma deve verificare l'età quando viene aperto.

Poi c'è una parte che con l'età non c'entra. Vale per tutti i minorenni, anche nei videogiochi online e con i chatbot. Vieta le funzioni che creano dipendenza, come lo scorrimento infinito senza pause e le notifiche nelle ore di sonno.

Le critiche arrivano da due lati opposti. Il Movimento italiano genitori giudica troppo bassa la soglia dei tredici anni. Dall'altra parte c'è European Digital Rights, la rete europea delle associazioni per i diritti digitali. Teme che obbligare tutti a dimostrare l'età crei un internet a due livelli. Fuori resterebbe chi non può o non vuole farsi controllare. E sostiene che il problema stia in come sono fatte le piattaforme.

C'è però un problema, e riguarda le regole che abbiamo già. Il Digital Services Act, la legge europea sui servizi digitali, protegge i minori dal febbraio del duemilaventiquattro. Per la Commissione vuol dire, tra l'altro, account dei minori privati fin dall'inizio. E le piattaforme più grandi devono già offrire a tutti un feed che non sia costruito sul profilo di chi guarda.

Il difficile è farlo rispettare. Sulle piattaforme più grandi vigila direttamente la Commissione, che ha aperto un'indagine su TikTok e una su Meta. Per TikTok ha concluso che il design crea dipendenza, e che l'app dovrebbe cambiare la struttura stessa del servizio. A Meta contesta di non tenere fuori i bambini sotto i tredici anni, che possono iscriversi scrivendo una data di nascita falsa. Sono conclusioni preliminari. Al ventinove ottobre nessuna di queste indagini si è chiusa con una decisione. Quella su TikTok è aperta da trentadue mesi.

Adesso ti dico come la vedo io. Penso che la Commissione abbia ragione su un punto. Ventisette soglie diverse, una per ogni Paese, non proteggerebbero meglio nessun ragazzo. E contro aziende con sede a Dublino una legge nazionale fa fatica. Se il Kids Act verrà approvato, la stessa regola varrà per un tredicenne di Bari e per uno di Vienna.

Ma il rinvio è credibile solo se Bruxelles usa questi dodici mesi per fare la sua parte. Se chiede agli Stati un anno di attesa, nello stesso anno deve chiudere le sue indagini. Con decisioni, e con modifiche che si vedano nei prodotti. A metà ottobre un'associazione di settore che comprende anche Google, Meta e Apple aveva chiesto alla Commissione di fermare la legge austriaca. Che poi Bruxelles l'abbia fermata non prova nulla di scorretto. Mostra però chi guadagna tempo, se le indagini restano dove sono.

Sul merito, penso che della soglia d'età si parli troppo. Tredici o quindici anni contano poco se il prodotto resta lo stesso. La dipendenza la creano lo scorrimento infinito e le notifiche di notte, non la data di nascita. Secondo l'Istat, già nel duemilaventitré più di sei ragazzi italiani su dieci, tra gli undici e i tredici anni, avevano un account social. Su piattaforme che, sulla carta, partono dai tredici. Un divieto che si regge solo sull'età sposta il peso sui genitori, che devono controllare. E sui ragazzi, che imparano a scrivere una data falsa.

Per questo la parte del Kids Act che mi convince di più è un'altra. Sposta l'onere della prova sulle piattaforme. Quelle più grandi dovranno dimostrare, con un piano controllato da un revisore indipendente, che i loro servizi sono sicuri prima di aprirli ai ragazzi. Su un punto European Digital Rights ha ragione. La verifica dell'età non può diventare la scorciatoia che esonera chi progetta il servizio. Serve, ma deve essere pubblica, gratuita e anonima. Alla piattaforma deve arrivare solo un sì o un no.

Per l'Italia il rischio è un altro. Il disegno di legge era fermo già prima del ventinove ottobre, e Bruxelles non c'entra. Il rinvio non deve diventare il motivo per rimandare anche quello che si può fare subito. E si può fare parecchio, senza una legge nuova. Il governo può offrire entro la fine del duemilaventisei l'app europea per verificare l'età, come ha chiesto la Commissione. Deve funzionare anche per i ragazzi, e per chi non ha lo SPID. L'AGCOM, che in Italia coordina il Digital Services Act, raccoglie già i reclami contro le piattaforme. Scuole e associazioni di genitori possono documentare i casi, e farli arrivare fino all'autorità irlandese.

Torniamo a quei dodici mesi. Il Movimento italiano genitori ha commentato il rinvio con una frase. Dodici mesi, nella vita di un dodicenne, sono un'eternità. Per Bruxelles devono essere i mesi in cui le indagini su TikTok e su Meta arrivano a una decisione. Le leggi nazionali restano ferme. Il feed, intanto, continua a scorrere.

Se in casa c'è un ragazzo con un account social, non serve aspettare Bruxelles. Controlla che il suo account sia privato, e chiedi un feed che non sia costruito sul suo profilo. Se manca, puoi segnalarlo all'AGCOM.

Le fonti e i grafici sono nel pezzo su matteoferrando punto com. Io sono Matteo Ferrando, e questo era Prima del previsto. Alla prossima.

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In breve

  • Il 29 ottobre la Commissione europea ha rinviato di 12 mesi i progetti di legge nazionali sui social e i minori che si sovrappongono al Kids Act, la proposta europea del 17 settembre. Il primo a fermarsi è il divieto austriaco sotto i 14 anni, che non partirà prima della fine di luglio 2027.
  • La Grecia ha già approvato la sua legge, la Francia ha notificato una nuova versione dopo la bocciatura del Conseil constitutionnel, e in Italia il ddl 1136 è fermo in commissione al Senato. Il Kids Act vieta i social sotto i 13 anni, prevede account controllati dai genitori fino ai 15 e toglie a tutti i minorenni le funzioni che creano dipendenza.
  • Le regole del Digital Services Act valgono già, ma le indagini europee su TikTok e Meta sono aperte da 32 e 29 mesi senza una decisione. Se chiede agli Stati di aspettare, Bruxelles deve chiuderle nello stesso anno, e l'Italia deve offrire entro fine 2026 una verifica dell'età gratuita e anonima.

Che cosa ha deciso Bruxelles il 29 ottobre

Il 29 ottobre il portavoce della Commissione europea per il digitale, Thomas Regnier, ha annunciato che i progetti di legge nazionali sui social e i minori resteranno fermi per 12 mesi, se si sovrappongono alle regole europee in arrivo. Il motivo dichiarato è evitare che il mercato interno si divida in regole diverse da un Paese all'altro. Nel frattempo, ha detto, l'attenzione va ai negoziati sulla legge europea e all'applicazione delle norme che ci sono già.1

Il primo testo a fermarsi è austriaco. Il 28 luglio Vienna aveva notificato alla Commissione una modifica della legge sui media audiovisivi: un'età minima di 14 anni per le piattaforme video che usano funzioni capaci di danneggiare lo sviluppo dei ragazzi, e per queste piattaforme l'obbligo di una verifica dell'età efficace, sotto il controllo dell'autorità dei media, la KommAustria.2 Il parere di Bruxelles era atteso proprio il 29 ottobre, ed è arrivato il rinvio. Il governo voleva far partire il divieto il 1° gennaio 2027. Secondo l'agenzia austriaca APA, ora non potrà entrare in vigore prima della fine di luglio 2027. Il vicecancelliere Andreas Babler ha risposto che la legge non meritava un rinvio e che Vienna preparerà tutto per applicarla appena scadono i termini europei.3

Il rinvio si basa sulla direttiva europea 2015/1535. Chi vuole imporre nuove regole ai servizi online deve mandare il testo alla Commissione prima di approvarlo e aspettare tre mesi, durante i quali Bruxelles e gli altri governi possono fare osservazioni. Se in quei tre mesi la Commissione constata che il testo riguarda una materia su cui ha già presentato una proposta a Parlamento e Consiglio, l'attesa sale a 12 mesi dalla notifica, e a 18 se nel frattempo il Consiglio adotta la sua posizione in prima lettura. L'obbligo cade quando la legge europea viene approvata.4 In questo caso la proposta è l'EU KIDS Act, presentato dalla Commissione il 17 settembre.5

Chi resta fermo e chi no

La Grecia ha fatto in tempo. Ha notificato il divieto sotto i 15 anni l'8 maggio, ad agosto ha ricevuto dalla Commissione un parere circostanziato, cioè la segnalazione formale di possibili ostacoli alla libera circolazione dei servizi, e il 23 ottobre il Parlamento ha approvato la legge, che si applica dal 1° gennaio 2027. Il 29 ottobre la Commissione ha registrato il testo definitivo.6

La Francia ha notificato la sua legge ad aprile e a luglio ha ricevuto anche lei un parere circostanziato. Il 14 agosto il Conseil constitutionnel ne ha cancellato l'articolo 1, quello del divieto: vietare i social sotto i 15 anni senza distinguere tra servizi e rischi limita troppo la libertà di espressione, e obbligare chiunque, adulti compresi, a dimostrare l'età senza fissare condizioni e limiti lascia scoperta la vita privata. Il 14 settembre, tre giorni prima della proposta europea, Parigi ha notificato una nuova versione. Vieta sotto i 15 anni solo i social che hanno funzioni giudicate rischiose, elencate prendendo spunto dalle linee guida europee, esclude servizi come le enciclopedie online e permette ai genitori di togliere il divieto tra 13 e 15 anni.7 Regnier non ha voluto dire se la Francia potrà andare avanti.8

L'Italia ha notificato il suo testo più di un anno fa. Il ddl 1136, prima firmataria la senatrice Lavinia Mennuni, è stato presentato il 13 maggio 2024 e consente gli account sui social e sulle piattaforme video solo dopo i 15 anni. È arrivato a Bruxelles il 9 maggio 2025, e il 7 agosto 2025 la Commissione ha risposto con un parere circostanziato.9 Il 24 settembre 2025 l'ottava commissione del Senato ha adottato un nuovo testo base. L'ultima seduta è del 16 giugno 2026, e al 29 ottobre il ddl è ancora lì.10 Secondo Il Fatto Quotidiano è fermo da oltre un anno in attesa dei pareri del governo, e ora rischia di arenarsi.1

Proprio perché è così vecchia, quella notifica è ben oltre i tre mesi entro cui la direttiva permette di imporre l'attesa lunga. Ma la stessa direttiva obbliga a notificare di nuovo un testo che cambia in modo significativo, per esempio se diventa più restrittivo.4 Una nuova notifica, adesso, finirebbe nella stessa attesa dell'Austria. Secondo Agence Europe, che dà conto dell'annuncio, il testo italiano resta fuori dal rinvio, come quelli di Francia e Grecia. Dentro dovrebbero finire invece i progetti arrivati dopo: Belgio il 28 agosto, Slovacchia il 10 settembre, Portogallo il 28 settembre. In Slovacchia a fine agosto il governo ha approvato un disegno di legge che vieta gli account sotto i 16 anni.8

I divieti nazionali notificati a Bruxelles, al 29 ottobre

PaeseEtàNotificaA che punto è
Austria14 anni, piattaforme video con funzioni dannose28 luglio 2026Ferma per 12 mesi, non prima di fine luglio 2027
Grecia15 anni8 maggio 2026Approvata il 23 ottobre, si applica dal 1° gennaio 2027
Francia15 anni, social con funzioni rischiose14 settembre 2026, dopo il testo di aprileAttesa ordinaria fino al 15 dicembre
Italia15 anni9 maggio 2025Ddl 1136 in commissione al Senato
Belgio, Slovacchia, PortogalloSoglie diverseTra il 28 agosto e il 28 settembre 2026Dentro il rinvio, secondo Agence Europe
Database TRIS della Commissione europea; APA; Agence Europe; Senato della Repubblica.

Che cosa propone il Kids Act

La proposta europea fissa tre gradini. Sotto i 13 anni niente social: i bambini possono usare servizi video pensati per loro, attraverso un account gestito da un genitore e per non più di un'ora al giorno. Tra 13 e 15 anni ci sono i «mini account», legati all'account di un genitore, con pochi contatti e al massimo un'ora al giorno. Dai 15 anni l'account è proprio, e la piattaforma deve verificare l'età quando l'account viene aperto.5

Poi c'è una parte che con l'età non c'entra e vale per tutti i minorenni, su social, piattaforme video, videogiochi online, chatbot e app di compagnia basate sull'AI. Vieta le funzioni che creano dipendenza e i feed costruiti sul profilo, lo scorrimento infinito senza pause, le notifiche nelle ore di sonno, i contatti non richiesti da sconosciuti. I profili dei minori devono essere privati, con posizione, fotocamera e microfono spenti. E inverte l'onere della prova: le piattaforme più grandi dovranno dimostrare, con un piano esaminato da un revisore indipendente, che i loro servizi sono sicuri prima di aprirli ai ragazzi. Le multe possono arrivare al 6% del fatturato mondiale, e ogni Stato dovrà offrire un modo gratuito per dimostrare l'età, anche a chi non ha un'identità digitale.5

Le critiche arrivano da due lati opposti. Il Moige, il Movimento italiano genitori, giudica troppo bassa la soglia dei 13 anni1 e chiede che il Kids Act sia un livello minimo, sopra il quale gli Stati possano proteggere di più: «Dodici mesi, nella vita di un dodicenne, sono un'eternità».11 European Digital Rights, la rete delle associazioni europee per i diritti digitali, teme invece che obbligare tutti a dimostrare l'età crei un internet a due livelli, che lascia fuori chi non può o non vuole farsi controllare, e sostiene che il problema stia nel progetto delle piattaforme. Eurochild, la rete delle organizzazioni per l'infanzia, accoglie la proposta ma chiede protezioni che non dipendano dalla presenza di un genitore.12 Il testo deve passare da Parlamento e Consiglio, e la Commissione spera in un accordo nei prossimi mesi.8

Le regole che valgono già

Mentre le leggi nazionali aspettano, una regola europea sui minori c'è già. Dal 17 febbraio 2024 il Digital Services Act chiede a ogni piattaforma accessibile ai minori misure adeguate per garantire loro un alto livello di privacy, sicurezza e protezione. A luglio 2025 la Commissione ha spiegato che cosa si aspetta: account dei minori privati per impostazione predefinita, spente le «serie» di giorni consecutivi, le conferme di lettura e la riproduzione automatica, feed che danno più peso a quello che i ragazzi chiedono che a quello che fanno. Le piattaforme più grandi, poi, devono già offrire a tutti almeno un feed non basato sul profilo.13

Il difficile è farlo rispettare. Sulle piattaforme più grandi vigila direttamente la Commissione. Ha aperto un'indagine su TikTok il 19 febbraio 2024, e il 6 febbraio 2026 ha concluso, in via preliminare, che il suo design crea dipendenza, con lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica, le notifiche e un feed molto personalizzato, e che l'app dovrebbe cambiare la struttura stessa del servizio. Il 24 luglio ha contestato anche le impostazioni degli account dei minori.14 Su Instagram e Facebook l'indagine è aperta dal 16 maggio 2024. Il 29 aprile 2026 la Commissione ha contestato a Meta di non tenere fuori i bambini sotto i 13 anni, che possono iscriversi scrivendo una data di nascita falsa, e il 10 luglio le ha contestato il design che crea dipendenza.15 Sono conclusioni preliminari, e al 29 ottobre nessuna di queste indagini si è chiusa con una decisione.

Mesi di attesa, al 29 ottobre 2026

Indagine europea su TikTok32 mesi
Indagine europea su Instagram e Facebook29 mesi
Ddl 1136 al Senato29 mesi
Rinvio per le leggi nazionali12 mesi
Commissione europea; Senato della Repubblica. Mesi dall'apertura delle indagini sul Digital Services Act (19 febbraio e 16 maggio 2024) e dalla presentazione del ddl (13 maggio 2024), nessuno ancora concluso. A righe il rinvio annunciato il 29 ottobre: 12 mesi dalla notifica, 18 se il Consiglio adotta la sua posizione.

C'è poi un limite che vale con o senza rinvio. Le società europee di Google, Meta e TikTok hanno sede in Irlanda, e il diritto europeo affida la vigilanza al Paese in cui un servizio è stabilito. Nel novembre 2023 la Corte di giustizia, decidendo proprio su una legge austriaca contestata da queste tre aziende, ha stabilito che uno Stato non può imporre obblighi generali e astratti a piattaforme stabilite in un altro Paese dell'Unione. Può agire solo contro un singolo servizio, caso per caso, dopo aver chiesto al Paese di sede di intervenire. Per lo stesso principio, ad aprile 2026, il TAR del Lazio ha dato in parte ragione ad Aylo, la società cipriota di Pornhub, contro la verifica dell'età imposta dall'AGCOM: prima di applicarla a un sito con sede in un altro Paese europeo, l'Italia doveva seguire la procedura europea.16 Non a caso il testo austriaco prevede misure contro i singoli fornitori esteri, secondo quella procedura.2

10-12%i bambini sotto i 13 anni che usano Instagram o Facebook, secondo le prove citate dalla CommissioneCommissione europea, aprile 2026
7 clicquanti ne possono servire per segnalare a Meta un utente con meno di 13 anniCommissione europea, aprile 2026
62,3%i ragazzi italiani tra 11 e 13 anni con almeno un account social nel 2023Istat per Save the Children
6%il tetto delle multe sul fatturato mondiale, nel Digital Services Act e nel Kids ActCommissione europea

Che cosa ne penso

Penso che la Commissione abbia ragione su un punto. Ventisette soglie diverse non proteggerebbero meglio nessun ragazzo, e una legge nazionale, contro aziende con sede a Dublino, regge solo caso per caso e con fatica. Se il Kids Act verrà approvato, la stessa regola varrà per un tredicenne di Bari e per uno di Vienna, e a farla rispettare sarà un'autorità che ha già il potere di multare.

Ma il rinvio è credibile solo se Bruxelles usa questi dodici mesi per fare la sua parte. Le indagini su TikTok e su Meta sono aperte da più di due anni, le conclusioni preliminari ci sono, le decisioni no. A metà ottobre la CCIA Europe, l'associazione di settore di cui fanno parte tra gli altri Google, Meta e Apple, aveva chiesto alla Commissione proprio di fermare la legge austriaca in attesa del Kids Act.17 Che un'associazione di grandi aziende chieda una cosa e Bruxelles la faccia non prova nulla di scorretto. Mostra però chi guadagna tempo, se nei prossimi mesi le indagini restano dove sono.

Sul merito, la soglia d'età occupa il dibattito più di quanto meriti. Tredici o quindici anni contano poco se il prodotto resta lo stesso, perché la dipendenza la creano lo scorrimento infinito e le notifiche notturne, non la data di nascita. Secondo l'Istat, già nel 2023 il 62,3% dei ragazzi italiani tra 11 e 13 anni aveva almeno un account social, su piattaforme che sulla carta partono dai 13.18 Un divieto che si regge solo sull'età sposta il peso sui genitori, che devono controllare, e sui ragazzi, che imparano a scrivere una data falsa. Per questo la parte migliore del Kids Act è l'onere della prova a carico delle piattaforme. Su un punto European Digital Rights ha ragione: la verifica dell'età non può diventare la scorciatoia che esonera il progetto del servizio. Serve, ma deve essere pubblica, gratuita e anonima, e alla piattaforma deve arrivare solo un sì o un no sulla soglia. Il 29 aprile la Commissione ha chiesto agli Stati di offrire entro fine 2026 la sua app di verifica, che permette di dimostrare di aver superato una soglia senza rivelare né l'età esatta né l'identità.19

Per l'Italia il rischio è un altro. Il ddl 1136 era fermo prima del 29 ottobre, e Bruxelles non c'entra. Il rinvio non deve diventare il motivo per rimandare anche quello che si può fare subito.

Che cosa si può fare nei prossimi dodici mesi

Nessuno di questi passi richiede una legge nuova. In Italia il coordinatore del Digital Services Act è l'AGCOM, come ho ricordato parlando di chi controllerà l'AI, e dal 2025 ha una procedura per i reclami degli utenti.20

  1. CommissioneChiudere le indaginiTikTok e Meta hanno ricevuto conclusioni preliminari tra febbraio e luglio 2026. Se chiede agli Stati un anno di attesa, nello stesso anno Bruxelles deve arrivare a decisioni e a modifiche visibili nei prodotti.
  2. GovernoUna prova dell'età gratuitaIl 29 aprile la Commissione ha chiesto agli Stati di offrire l'app europea di verifica dell'età entro fine 2026. Deve funzionare anche per i ragazzi e per chi non ha SPID, e dire alla piattaforma solo se la soglia è superata.
  3. AGCOMRaccogliere i reclamiRiceve i reclami di utenti e associazioni contro le piattaforme e li trasmette all'autorità del Paese in cui la piattaforma ha sede. Scuole e associazioni di genitori possono documentare i casi e farli arrivare fino all'autorità irlandese.
  4. Famiglie e scuoleUsare i diritti che ci sonoProfili privati per i minori e un feed non basato sul profilo si possono già chiedere alle piattaforme, e segnalare all'AGCOM quando mancano. Entro il 3 dicembre chiunque può mandare osservazioni sulla proposta europea.

Il 3 dicembre si chiudono le osservazioni sulla proposta europea.5 Il 15 dicembre scade l'attesa ordinaria per il nuovo testo francese: Agence Europe e AFP scrivono che non dovrebbe rientrare nel rinvio, ma Regnier non si è sbilanciato.78 Poi conterà il Consiglio: se i governi adottano la loro posizione sul Kids Act prima della fine di luglio 2027, l'attesa austriaca sale a 18 mesi, fino a gennaio 2028.4

Note e fonti

  1. P. Dimalio, Il Fatto Quotidiano, Divieto social ai minori, la Commissione Ue blocca le leggi nazionali: prima il Kids Act ↗, 29 ottobre 2026. ↩
  2. Commissione europea, database TRIS, Notifica 2026/0405/AT: modifica della legge sui servizi di media audiovisivi e della legge sulla KommAustria ↗, ricevuta il 28 luglio 2026. ↩
  3. APA, Tiroler Tageszeitung, Social-Media-Verbot unter 14: Österreichs Entwurf auf Eis gelegt ↗ (in tedesco), 29 ottobre 2026. ↩
  4. Unione europea, Direttiva (UE) 2015/1535 ↗, procedura d'informazione nel settore delle regolamentazioni tecniche, articolo 5, paragrafo 1, e articolo 6, paragrafi da 4 a 6. ↩
  5. Commissione europea, EU KIDS Act to restrict social media platforms' access to children in the EU ↗, 17 settembre 2026, e KIDS Act explained ↗, domande e risposte sulla proposta. ↩
  6. Commissione europea, database TRIS, Notifica 2026/0233/GR sull'età minima per i social network ↗, ricevuta l'8 maggio 2026, con il parere circostanziato del 10 agosto e la ricevuta del testo adottato del 29 ottobre 2026; Athens News, The Greek Parliament has adopted a law restricting social networks for children under 15 years of age from January 1, 2027 ↗, 23 ottobre 2026. ↩
  7. Conseil constitutionnel, Décision n° 2026-911 DC du 14 août 2026, communiqué de presse ↗ (in francese), 14 agosto 2026; Commissione europea, database TRIS, notifiche 2026/0185/FR ↗ del 9 aprile 2026 e 2026/0500/FR ↗ del 14 settembre 2026, con attesa fino al 15 dicembre 2026. ↩
  8. AFP, EU puts country-level social media bans for children on hold ↗, 29 ottobre 2026; Agence Europe, Citing 'Kids Act', European Commission puts several national plans to ban minors from social media on hold ↗, 29 ottobre 2026; sul disegno di legge slovacco TASR, EK chce zakázať sociálne siete pre deti do 13 rokov ↗ (in slovacco), 16 settembre 2026. ↩
  9. Commissione europea, database TRIS, Notifica 2025/0235/IT: disegno di legge sulla tutela dei minori nella dimensione digitale ↗, ricevuta il 9 maggio 2025, con il parere circostanziato del 7 agosto 2025. ↩
  10. Senato della Repubblica, Atto Senato n. 1136, Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale ↗, scheda dell'iter consultata il 29 ottobre 2026. ↩
  11. Orizzonte Scuola, Social e minori, il Moige contro lo stop Ue alle leggi nazionali ↗, 29 ottobre 2026. ↩
  12. European Digital Rights, The KIDS Act will make the internet less safe ↗, 30 settembre 2026; Eurochild, Eurochild's reaction to the EU KIDS Act ↗, 26 ottobre 2026. ↩
  13. Commissione europea, Commission publishes guidelines on the protection of minors ↗, 14 luglio 2025; Regolamento (UE) 2022/2065 sui servizi digitali ↗, articoli 28 e 38. ↩
  14. Commissione europea, Commission opens formal proceedings against TikTok under the Digital Services Act ↗, 19 febbraio 2024; Commission preliminarily finds TikTok's addictive design in breach of the Digital Services Act ↗, 6 febbraio 2026; Commission preliminary finds TikTok in breach of Digital Services Act for failing to ensure safe accounts for minors ↗, 24 luglio 2026. ↩
  15. Commissione europea, Commission opens formal proceedings against Meta related to the protection of minors ↗, 16 maggio 2024; Commission preliminarily finds Meta in breach of the Digital Services Act for failing to prevent minors under 13 from using Instagram and Facebook ↗, 29 aprile 2026; Commission preliminarily finds the addictive design of Instagram and Facebook in breach of the Digital Services Act ↗, 10 luglio 2026. ↩
  16. Corte di giustizia dell'Unione europea, causa C-376/22, Google Ireland e altri contro KommAustria ↗, sentenza del 9 novembre 2023; Tuttotech, Il TAR del Lazio blocca l'obbligo di verifica dell'età sui siti pornografici stranieri ↗, 9 aprile 2026. ↩
  17. MLex, Austria's social media ban should be paused, tech group tells European Commission ↗, 12 ottobre 2026; CCIA, elenco dei membri ↗. ↩
  18. Save the Children, Infanzia e digitale: circa un bambino su 3, tra i 6 e i 10 anni, usa lo smartphone tutti i giorni. Il 62,3% dei preadolescenti ha almeno un account social ↗, 10 aprile 2025, su dati Istat del 2023. ↩
  19. Commissione europea, Commission urges Member States to rollout EU age verification app ↗, 29 aprile 2026. ↩
  20. AGCOM, Regolamento sui reclami ai sensi dell'articolo 53 del Digital Services Act ↗, delibera 25/25/CONS; R. Palumbo, Cybersecurity360, Dsa: Agcom spiega come presentare un reclamo ↗, 21 marzo 2025. ↩