Che cosa ha deciso Bruxelles il 29 ottobre
Il 29 ottobre il portavoce della Commissione europea per il digitale, Thomas Regnier, ha annunciato che i progetti di legge nazionali sui social e i minori resteranno fermi per 12 mesi, se si sovrappongono alle regole europee in arrivo. Il motivo dichiarato è evitare che il mercato interno si divida in regole diverse da un Paese all'altro. Nel frattempo, ha detto, l'attenzione va ai negoziati sulla legge europea e all'applicazione delle norme che ci sono già.1
Il primo testo a fermarsi è austriaco. Il 28 luglio Vienna aveva notificato alla Commissione una modifica della legge sui media audiovisivi: un'età minima di 14 anni per le piattaforme video che usano funzioni capaci di danneggiare lo sviluppo dei ragazzi, e per queste piattaforme l'obbligo di una verifica dell'età efficace, sotto il controllo dell'autorità dei media, la KommAustria.2 Il parere di Bruxelles era atteso proprio il 29 ottobre, ed è arrivato il rinvio. Il governo voleva far partire il divieto il 1° gennaio 2027. Secondo l'agenzia austriaca APA, ora non potrà entrare in vigore prima della fine di luglio 2027. Il vicecancelliere Andreas Babler ha risposto che la legge non meritava un rinvio e che Vienna preparerà tutto per applicarla appena scadono i termini europei.3
Il rinvio si basa sulla direttiva europea 2015/1535. Chi vuole imporre nuove regole ai servizi online deve mandare il testo alla Commissione prima di approvarlo e aspettare tre mesi, durante i quali Bruxelles e gli altri governi possono fare osservazioni. Se in quei tre mesi la Commissione constata che il testo riguarda una materia su cui ha già presentato una proposta a Parlamento e Consiglio, l'attesa sale a 12 mesi dalla notifica, e a 18 se nel frattempo il Consiglio adotta la sua posizione in prima lettura. L'obbligo cade quando la legge europea viene approvata.4 In questo caso la proposta è l'EU KIDS Act, presentato dalla Commissione il 17 settembre.5
Chi resta fermo e chi no
La Grecia ha fatto in tempo. Ha notificato il divieto sotto i 15 anni l'8 maggio, ad agosto ha ricevuto dalla Commissione un parere circostanziato, cioè la segnalazione formale di possibili ostacoli alla libera circolazione dei servizi, e il 23 ottobre il Parlamento ha approvato la legge, che si applica dal 1° gennaio 2027. Il 29 ottobre la Commissione ha registrato il testo definitivo.6
La Francia ha notificato la sua legge ad aprile e a luglio ha ricevuto anche lei un parere circostanziato. Il 14 agosto il Conseil constitutionnel ne ha cancellato l'articolo 1, quello del divieto: vietare i social sotto i 15 anni senza distinguere tra servizi e rischi limita troppo la libertà di espressione, e obbligare chiunque, adulti compresi, a dimostrare l'età senza fissare condizioni e limiti lascia scoperta la vita privata. Il 14 settembre, tre giorni prima della proposta europea, Parigi ha notificato una nuova versione. Vieta sotto i 15 anni solo i social che hanno funzioni giudicate rischiose, elencate prendendo spunto dalle linee guida europee, esclude servizi come le enciclopedie online e permette ai genitori di togliere il divieto tra 13 e 15 anni.7 Regnier non ha voluto dire se la Francia potrà andare avanti.8
L'Italia ha notificato il suo testo più di un anno fa. Il ddl 1136, prima firmataria la senatrice Lavinia Mennuni, è stato presentato il 13 maggio 2024 e consente gli account sui social e sulle piattaforme video solo dopo i 15 anni. È arrivato a Bruxelles il 9 maggio 2025, e il 7 agosto 2025 la Commissione ha risposto con un parere circostanziato.9 Il 24 settembre 2025 l'ottava commissione del Senato ha adottato un nuovo testo base. L'ultima seduta è del 16 giugno 2026, e al 29 ottobre il ddl è ancora lì.10 Secondo Il Fatto Quotidiano è fermo da oltre un anno in attesa dei pareri del governo, e ora rischia di arenarsi.1
Proprio perché è così vecchia, quella notifica è ben oltre i tre mesi entro cui la direttiva permette di imporre l'attesa lunga. Ma la stessa direttiva obbliga a notificare di nuovo un testo che cambia in modo significativo, per esempio se diventa più restrittivo.4 Una nuova notifica, adesso, finirebbe nella stessa attesa dell'Austria. Secondo Agence Europe, che dà conto dell'annuncio, il testo italiano resta fuori dal rinvio, come quelli di Francia e Grecia. Dentro dovrebbero finire invece i progetti arrivati dopo: Belgio il 28 agosto, Slovacchia il 10 settembre, Portogallo il 28 settembre. In Slovacchia a fine agosto il governo ha approvato un disegno di legge che vieta gli account sotto i 16 anni.8
I divieti nazionali notificati a Bruxelles, al 29 ottobre
| Paese | Età | Notifica | A che punto è |
|---|---|---|---|
| Austria | 14 anni, piattaforme video con funzioni dannose | 28 luglio 2026 | Ferma per 12 mesi, non prima di fine luglio 2027 |
| Grecia | 15 anni | 8 maggio 2026 | Approvata il 23 ottobre, si applica dal 1° gennaio 2027 |
| Francia | 15 anni, social con funzioni rischiose | 14 settembre 2026, dopo il testo di aprile | Attesa ordinaria fino al 15 dicembre |
| Italia | 15 anni | 9 maggio 2025 | Ddl 1136 in commissione al Senato |
| Belgio, Slovacchia, Portogallo | Soglie diverse | Tra il 28 agosto e il 28 settembre 2026 | Dentro il rinvio, secondo Agence Europe |
Che cosa propone il Kids Act
La proposta europea fissa tre gradini. Sotto i 13 anni niente social: i bambini possono usare servizi video pensati per loro, attraverso un account gestito da un genitore e per non più di un'ora al giorno. Tra 13 e 15 anni ci sono i «mini account», legati all'account di un genitore, con pochi contatti e al massimo un'ora al giorno. Dai 15 anni l'account è proprio, e la piattaforma deve verificare l'età quando l'account viene aperto.5
Poi c'è una parte che con l'età non c'entra e vale per tutti i minorenni, su social, piattaforme video, videogiochi online, chatbot e app di compagnia basate sull'AI. Vieta le funzioni che creano dipendenza e i feed costruiti sul profilo, lo scorrimento infinito senza pause, le notifiche nelle ore di sonno, i contatti non richiesti da sconosciuti. I profili dei minori devono essere privati, con posizione, fotocamera e microfono spenti. E inverte l'onere della prova: le piattaforme più grandi dovranno dimostrare, con un piano esaminato da un revisore indipendente, che i loro servizi sono sicuri prima di aprirli ai ragazzi. Le multe possono arrivare al 6% del fatturato mondiale, e ogni Stato dovrà offrire un modo gratuito per dimostrare l'età, anche a chi non ha un'identità digitale.5
Le critiche arrivano da due lati opposti. Il Moige, il Movimento italiano genitori, giudica troppo bassa la soglia dei 13 anni1 e chiede che il Kids Act sia un livello minimo, sopra il quale gli Stati possano proteggere di più: «Dodici mesi, nella vita di un dodicenne, sono un'eternità».11 European Digital Rights, la rete delle associazioni europee per i diritti digitali, teme invece che obbligare tutti a dimostrare l'età crei un internet a due livelli, che lascia fuori chi non può o non vuole farsi controllare, e sostiene che il problema stia nel progetto delle piattaforme. Eurochild, la rete delle organizzazioni per l'infanzia, accoglie la proposta ma chiede protezioni che non dipendano dalla presenza di un genitore.12 Il testo deve passare da Parlamento e Consiglio, e la Commissione spera in un accordo nei prossimi mesi.8
Le regole che valgono già
Mentre le leggi nazionali aspettano, una regola europea sui minori c'è già. Dal 17 febbraio 2024 il Digital Services Act chiede a ogni piattaforma accessibile ai minori misure adeguate per garantire loro un alto livello di privacy, sicurezza e protezione. A luglio 2025 la Commissione ha spiegato che cosa si aspetta: account dei minori privati per impostazione predefinita, spente le «serie» di giorni consecutivi, le conferme di lettura e la riproduzione automatica, feed che danno più peso a quello che i ragazzi chiedono che a quello che fanno. Le piattaforme più grandi, poi, devono già offrire a tutti almeno un feed non basato sul profilo.13
Il difficile è farlo rispettare. Sulle piattaforme più grandi vigila direttamente la Commissione. Ha aperto un'indagine su TikTok il 19 febbraio 2024, e il 6 febbraio 2026 ha concluso, in via preliminare, che il suo design crea dipendenza, con lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica, le notifiche e un feed molto personalizzato, e che l'app dovrebbe cambiare la struttura stessa del servizio. Il 24 luglio ha contestato anche le impostazioni degli account dei minori.14 Su Instagram e Facebook l'indagine è aperta dal 16 maggio 2024. Il 29 aprile 2026 la Commissione ha contestato a Meta di non tenere fuori i bambini sotto i 13 anni, che possono iscriversi scrivendo una data di nascita falsa, e il 10 luglio le ha contestato il design che crea dipendenza.15 Sono conclusioni preliminari, e al 29 ottobre nessuna di queste indagini si è chiusa con una decisione.
Mesi di attesa, al 29 ottobre 2026
C'è poi un limite che vale con o senza rinvio. Le società europee di Google, Meta e TikTok hanno sede in Irlanda, e il diritto europeo affida la vigilanza al Paese in cui un servizio è stabilito. Nel novembre 2023 la Corte di giustizia, decidendo proprio su una legge austriaca contestata da queste tre aziende, ha stabilito che uno Stato non può imporre obblighi generali e astratti a piattaforme stabilite in un altro Paese dell'Unione. Può agire solo contro un singolo servizio, caso per caso, dopo aver chiesto al Paese di sede di intervenire. Per lo stesso principio, ad aprile 2026, il TAR del Lazio ha dato in parte ragione ad Aylo, la società cipriota di Pornhub, contro la verifica dell'età imposta dall'AGCOM: prima di applicarla a un sito con sede in un altro Paese europeo, l'Italia doveva seguire la procedura europea.16 Non a caso il testo austriaco prevede misure contro i singoli fornitori esteri, secondo quella procedura.2
Che cosa ne penso
Penso che la Commissione abbia ragione su un punto. Ventisette soglie diverse non proteggerebbero meglio nessun ragazzo, e una legge nazionale, contro aziende con sede a Dublino, regge solo caso per caso e con fatica. Se il Kids Act verrà approvato, la stessa regola varrà per un tredicenne di Bari e per uno di Vienna, e a farla rispettare sarà un'autorità che ha già il potere di multare.
Ma il rinvio è credibile solo se Bruxelles usa questi dodici mesi per fare la sua parte. Le indagini su TikTok e su Meta sono aperte da più di due anni, le conclusioni preliminari ci sono, le decisioni no. A metà ottobre la CCIA Europe, l'associazione di settore di cui fanno parte tra gli altri Google, Meta e Apple, aveva chiesto alla Commissione proprio di fermare la legge austriaca in attesa del Kids Act.17 Che un'associazione di grandi aziende chieda una cosa e Bruxelles la faccia non prova nulla di scorretto. Mostra però chi guadagna tempo, se nei prossimi mesi le indagini restano dove sono.
Sul merito, la soglia d'età occupa il dibattito più di quanto meriti. Tredici o quindici anni contano poco se il prodotto resta lo stesso, perché la dipendenza la creano lo scorrimento infinito e le notifiche notturne, non la data di nascita. Secondo l'Istat, già nel 2023 il 62,3% dei ragazzi italiani tra 11 e 13 anni aveva almeno un account social, su piattaforme che sulla carta partono dai 13.18 Un divieto che si regge solo sull'età sposta il peso sui genitori, che devono controllare, e sui ragazzi, che imparano a scrivere una data falsa. Per questo la parte migliore del Kids Act è l'onere della prova a carico delle piattaforme. Su un punto European Digital Rights ha ragione: la verifica dell'età non può diventare la scorciatoia che esonera il progetto del servizio. Serve, ma deve essere pubblica, gratuita e anonima, e alla piattaforma deve arrivare solo un sì o un no sulla soglia. Il 29 aprile la Commissione ha chiesto agli Stati di offrire entro fine 2026 la sua app di verifica, che permette di dimostrare di aver superato una soglia senza rivelare né l'età esatta né l'identità.19
Per l'Italia il rischio è un altro. Il ddl 1136 era fermo prima del 29 ottobre, e Bruxelles non c'entra. Il rinvio non deve diventare il motivo per rimandare anche quello che si può fare subito.
Che cosa si può fare nei prossimi dodici mesi
Nessuno di questi passi richiede una legge nuova. In Italia il coordinatore del Digital Services Act è l'AGCOM, come ho ricordato parlando di chi controllerà l'AI, e dal 2025 ha una procedura per i reclami degli utenti.20
- CommissioneChiudere le indaginiTikTok e Meta hanno ricevuto conclusioni preliminari tra febbraio e luglio 2026. Se chiede agli Stati un anno di attesa, nello stesso anno Bruxelles deve arrivare a decisioni e a modifiche visibili nei prodotti.
- GovernoUna prova dell'età gratuitaIl 29 aprile la Commissione ha chiesto agli Stati di offrire l'app europea di verifica dell'età entro fine 2026. Deve funzionare anche per i ragazzi e per chi non ha SPID, e dire alla piattaforma solo se la soglia è superata.
- AGCOMRaccogliere i reclamiRiceve i reclami di utenti e associazioni contro le piattaforme e li trasmette all'autorità del Paese in cui la piattaforma ha sede. Scuole e associazioni di genitori possono documentare i casi e farli arrivare fino all'autorità irlandese.
- Famiglie e scuoleUsare i diritti che ci sonoProfili privati per i minori e un feed non basato sul profilo si possono già chiedere alle piattaforme, e segnalare all'AGCOM quando mancano. Entro il 3 dicembre chiunque può mandare osservazioni sulla proposta europea.
Il 3 dicembre si chiudono le osservazioni sulla proposta europea.5 Il 15 dicembre scade l'attesa ordinaria per il nuovo testo francese: Agence Europe e AFP scrivono che non dovrebbe rientrare nel rinvio, ma Regnier non si è sbilanciato.78 Poi conterà il Consiglio: se i governi adottano la loro posizione sul Kids Act prima della fine di luglio 2027, l'attesa austriaca sale a 18 mesi, fino a gennaio 2028.4