Da 50.000 dollari a 187 milioni
Il 3 novembre negli Stati Uniti si vota per le elezioni di metà mandato. Il risultato lo sapremo dopo; qui guardo a come è stata fatta la campagna, e a uno strumento che in due anni è passato da curiosità a voce di bilancio.
Il 29 ottobre il Wesleyan Media Project, il centro della Wesleyan University che misura la pubblicità politica americana, ha aggiornato il conteggio degli spot fatti in tutto o in parte con l'intelligenza artificiale. Sono 289, con oltre 187 milioni di dollari di spesa. Due settimane prima erano 220, trasmessi in 34 Stati, per oltre 137 milioni. Nel ciclo elettorale del 2024 lo stesso gruppo ne aveva trovati per meno di 50.000 dollari.1
Il numero va letto bene. Quei 187 milioni sono i soldi pagati per mandare in onda spot in cui l'AI ha prodotto almeno una parte, un volto, una voce o una scena. Ed è un minimo, perché i ricercatori contano solo gli spot dichiarati, quelli segnalati dalla stampa o da AdImpact e quelli che i loro analisti riconoscono con certezza. Lo dicono loro stessi, parlando di una cifra «quasi certamente» sottostimata.
La crescita si vede bene seguendo i conteggi del 2026. A maggio il gruppo aveva trovato 33 spot per circa 20 milioni di dollari, il 4 settembre 164 per quasi 80 milioni.2
Spesa per gli spot elettorali fatti con l'AI, in milioni di dollari
Chi li usa e per fare che cosa
L'uso non è distribuito in modo uniforme tra i partiti. L'82% degli spot e poco più del 90% della spesa, 169 milioni di dollari, vengono da candidati o gruppi repubblicani, il 13% degli spot da democratici, il resto da indipendenti e da gruppi su temi non legati a un partito.1 Travis Ridout, uno dei tre direttori del progetto, lo spiega così: la parte repubblicana guarda all'AI con più favore, mentre i candidati e i gruppi democratici corrono un rischio di reputazione più alto.34 Gizmodo aggiunge che molti democratici chiedono regole più severe sull'AI. Il dato misura chi ha adottato prima lo strumento. Sulla correttezza dei singoli spot non dice nulla, e gli stessi ricercatori ricordano che l'AI serve anche a cose innocue, come le immagini di repertorio, e fa risparmiare sulle riprese chi ha un budget piccolo.
Una parte importante, però, serve a far dire agli avversari cose che non hanno mai detto. Secondo la stessa testata, che riprende i ricercatori, quasi la metà degli spot individuati contiene deepfake di politici reali, spesso figure nazionali accostate a candidati locali.4 In Texas uno spot della campagna di Ken Paxton, candidato repubblicano al Senato, mostra il democratico James Talarico, ricostruito con l'AI, mentre pronuncia un monologo inventato.3 Talarico ha risposto chiudendo un proprio spot con la frase «Fatto da esseri umani. Non dall'AI».4 In Pennsylvania la candidata repubblicana a governatrice Stacy Garrity ha fatto lodare i data center al governatore democratico Josh Shapiro, dichiarando però che il video era generato.3
Le dichiarazioni come quella di Garrity sono l'eccezione. A metà ottobre solo il 27% degli spot portava un avviso.1 A settembre gli spot senza avviso erano il 69% del totale e assorbivano il 78% della spesa.2 In media, quindi, gli spot che non dichiarano nulla hanno anche più soldi dietro.
Negli Stati Uniti decide ogni Stato
Non esiste una legge federale che obblighi a dichiarare l'AI negli spot politici, e il Wesleyan Media Project lo ricorda in ogni rapporto.2 Le regole sono quelle dei singoli Stati. Secondo il registro di Public Citizen, aggiornato al 21 ottobre, 33 Stati su 50 hanno approvato almeno una legge sui deepfake elettorali, e in Hawaii un tribunale ne ha già annullata una.5
Il caso di New York mostra dove la regola si inceppa. Lo Stato chiede di dichiarare i contenuti ingannevoli fatti con l'AI negli spot politici. Secondo Gizmodo, Bruce Blakeman, candidato repubblicano a governatore, ha pubblicato sui social almeno 22 spot fatti con l'AI da aprile. Ad agosto il Partito democratico dello Stato ha presentato un reclamo alla commissione elettorale, e la campagna di Blakeman risponde che la satira non richiede avvisi.4 Chiunque abbia ragione, un reclamo presentato ad agosto deve essere deciso prima di un voto fissato al 3 novembre, e intanto gli spot continuano a girare.
In Europa e in Italia le regole sono più severe
In Europa si parte da un'altra situazione. Dal 10 ottobre 2025 si applica il regolamento europeo sulla trasparenza della pubblicità politica: ogni annuncio, online e fuori, deve essere etichettato e dire chi lo paga, quanto costa e, se c'è un targeting, a quale pubblico si rivolge. Il 12 ottobre 2026 la Commissione ha aperto la versione pilota del registro europeo degli annunci politici online.6
Sull'AI vale l'articolo 50 dell'AI Act, di cui ho scritto a proposito di SynthID e delle filigrane. Dal 2 agosto 2026 chi diffonde un deepfake deve dichiarare che è generato o manipolato.7 Per le opere «evidentemente» satiriche o artistiche l'obbligo si alleggerisce ma non sparisce: basta segnalarlo in un modo che non rovini la fruizione.8 È la risposta europea alla difesa di Blakeman, e mi sembra quella giusta.
Sulle tv nazionali italiane lo spot d'attacco all'americana non esiste. Dal 2000 la legge sulla par condicio permette alle tv e radio nazionali di trasmettere soltanto messaggi politici autogestiti e gratuiti, da uno a tre minuti, in spazi dedicati e con la scritta «messaggio autogestito» e il nome del committente.9 Il Comitato IA dell'AGCOM, nel rapporto di giugno, osserva però che quella legge è stata pensata per la radio e la televisione e non copre i social né il modo in cui gli algoritmi decidono che cosa vediamo.10
La legge italiana sull'AI, la 132 del 2025, ha aggiunto due strumenti penali. Chi con l'inganno impedisce a qualcuno di esercitare un diritto politico, come il voto, o lo spinge a esercitarlo contro la sua volontà rischiava già da uno a cinque anni: se l'inganno passa per l'AI, la pena sale da due a sei. E chi diffonde senza consenso immagini, video o voci falsificati con l'AI che causano un danno ingiusto rischia da uno a cinque anni.11 Della divisione dei controlli tra le autorità ho scritto in Chi controllerà l'AI in Italia.
Le regole sugli spot politici fatti con l'AI
| Dove | Che cosa prevede | Il punto debole |
|---|---|---|
| Stati Uniti | Nessuna regola federale; leggi sui deepfake elettorali in 33 Stati su 50 | Avvisi rari e ricorsi più lenti della campagna |
| Unione europea | Etichetta e informazioni su chi paga per ogni annuncio politico; deepfake da dichiarare dal 2 agosto 2026 | Per la satira basta un avviso discreto; l'obbligo vale da pochi mesi |
| Italia | Sulle tv nazionali solo messaggi gratuiti e firmati; da due a sei anni per chi inganna gli elettori con l'AI | La par condicio del 2000 non copre social e algoritmi |
Il problema è il tempo
Le regole ci sono, quindi. Il problema è farle valere prima che il danno sia fatto.
Nelle elezioni slovacche del 2023 un audio falso del leader europeista Michal Šimečka, in cui sembrava parlare di brogli elettorali, uscì due giorni prima del voto, nel periodo di silenzio elettorale, e girò soprattutto su Telegram.12 Šimečka perse. Gli studiosi che hanno ricostruito il caso considerano riduttivo dire che quel voto l'abbia deciso un deepfake, e indicano cause più profonde come la sfiducia nelle istituzioni. Ma la vicenda indica il punto debole di qualsiasi regola. Il falso arriva quando la smentita non ha più tempo di raggiungere gli elettori. Secondo il Comitato IA dell'AGCOM una smentita richiede 18 ore nel migliore dei casi, e in occasione delle europee del 2024 l'AGCOM aveva già ricevuto diverse segnalazioni di possibili deepfake.10
La nostra regola sul silenzio elettorale è del 1956 e vieta comizi, riunioni di propaganda e nuovi manifesti il giorno prima del voto e nei giorni in cui si vota. Le campagne però si sono spostate da tempo sui telefoni. Al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 la televisione è tornata il primo mezzo per informarsi, ma quasi metà degli adulti si è informata anche su internet, e un quinto sui social e sulle piattaforme video. Tra le fonti algoritmiche l'AGCOM conta ormai anche i chatbot.13 Ne avevo scritto a proposito delle notizie che arrivano dai chatbot.
Come si sono informati gli italiani sul referendum del marzo 2026
C'è anche chi invita a non esagerare. Sayash Kapoor e Arvind Narayanan di Princeton hanno esaminato 78 casi di uso dell'AI nelle elezioni del 2024 in tutto il mondo: metà non aveva intenti ingannevoli, e i falsi veri e propri si potevano fare anche senza AI con poche centinaia di dollari. Per loro il collo di bottiglia della disinformazione sta nella diffusione più che nella produzione.14 È un'obiezione seria, e i dati americani del 2026 la mettono alla prova, perché con 187 milioni di dollari la diffusione si compra.
Copiare un volto e una voce oggi costa quasi niente. Resta da decidere di chi fidarsi, e quella scelta si fa negli ultimi giorni di una campagna, quando il tempo per verificare è minimo.
Che cosa ne penso
Non prendo posizione sui partiti. Mi preoccupa un dato che riguarda tutti. Lasciato alla buona volontà di chi fa campagna, l'avviso compare una volta su quattro. Un'etichetta volontaria, in una competizione in cui ogni voto conta, non regge. Deve essere un obbligo, valere anche per la satira e avere sanzioni che arrivano prima del voto, non mesi dopo.
Su questo l'Europa è messa meglio degli Stati Uniti, perché gli obblighi esistono e valgono per tutti i Paesi dell'Unione. In Italia lo spot televisivo pagato non è il rischio principale, e la par condicio lo tiene sotto controllo da più di venticinque anni. Il rischio è il video corto che gira sui social e nelle chat nelle ultime 48 ore, senza un committente visibile. Proprio su questo il Comitato IA dell'AGCOM chiede un protocollo con le piattaforme per togliere i deepfake politici entro due ore dalla segnalazione, una squadra attiva giorno e notte durante la campagna con Polizia Postale e piattaforme, e standard comuni per le etichette, prima delle politiche del 2027, per evitare quello che chiama «un caso Slovacchia italiano».10 Sono d'accordo. Due ore sono poche per decidere che cosa è falso, e servirà qualcuno che risponda di ogni rimozione, ma 18 ore sono troppe.
Aggiungerei una cosa che non richiede leggi nuove. Prima della prossima campagna i partiti, tutti, potrebbero impegnarsi in pubblico a dichiarare ogni contenuto fatto con l'AI, satira compresa, e a tenere online gli originali per chi vuole controllare.
- PartitiDichiarare sempreUn avviso chiaro su ogni contenuto fatto con l'AI, anche quando è satira, e gli originali disponibili per la verifica.
- PiattaformeRispondere in oreUn canale dedicato durante le campagne, con tempi di rimozione dei deepfake politici misurati e resi pubblici.
- AutoritàUn protocollo già prontoAccordi firmati prima che la campagna cominci e qualcuno che risponda anche la notte prima del voto.
- ElettoriSospettare dell'ultimo minutoUn video clamoroso uscito a ridosso del voto merita un controllo in più: cercare la fonte originale prima di condividerlo.
Le prossime elezioni politiche italiane sono attese nel 2027, e la campagna comincerà mesi prima. Il protocollo con le piattaforme e un numero a cui segnalare un deepfake la notte prima del voto vanno preparati adesso, finché non c'è una campagna in corso.