«Prima del previsto»

Le notizie arrivano dal chatbot, i clic ai giornali no

Il 10% delle persone online si informa ogni settimana con un chatbot, ma ai siti di notizie arriva da lì meno dell'1% delle visite. Che cosa cambia per giornali, marchi e lettori.

Disegno a tratto: un grande fumetto di chat pieno di righe di testo copre in parte un giornale piegato, sbiadito sullo sfondo; un cursore nero resta dentro il fumetto e una linea tratteggiata verso il giornale si interrompe a metà strada.
La risposta riassume il giornale e il lettore resta nella chat. Il link verso la fonte c'è, ma quasi nessuno lo percorre fino in fondo.

In breve

  • Secondo il Digital News Report 2026 il 10% delle persone online usa ogni settimana un chatbot per informarsi, il 17% tra i 18 e i 24 anni. In Italia la quota è del 6%, e di quelle notizie si fida il 16%.
  • I chatbot portano ai siti di informazione meno dell'1% delle pagine viste, mentre il traffico da Google Search è calato del 34% in un anno. In uno studio di 22 servizi pubblici, tra cui la Rai, il 45% delle risposte sulle notizie aveva almeno un problema grave.
  • Gli editori italiani hanno portato Google davanti all'AGCOM e la questione è arrivata a Bruxelles, mentre dal 24 agosto la pubblicità di ChatGPT è attiva anche in Italia. Per chi legge, la difesa più semplice è chiedere le fonti e aprirle.

Il 10% che si informa con un chatbot

Il 16 giugno il Reuters Institute dell'Università di Oxford ha pubblicato il Digital News Report 2026, la più ampia indagine sul modo in cui ci informiamo: 97.520 persone intervistate online in 48 paesi.1 Due numeri vanno letti insieme. La fiducia nelle notizie è scesa al 37%, il valore più basso da quando l'istituto ha cominciato a misurarla, nel 2015. E il 10% degli intervistati usa ogni settimana un chatbot come ChatGPT, Gemini o Perplexity per informarsi, contro il 7% del 2025.

Il 10% sembra poco, e infatti solo l'1% indica l'AI come fonte principale. Ma la crescita la guidano i più giovani: tra i 18 e i 24 anni la quota sale al 17%, il triplo di chi ha più di 55 anni (5%).2 Chi la usa, poi, è soprattutto il pubblico più interessato alle notizie, cioè i lettori a cui i giornali tengono di più. Delle notizie date da un chatbot si fida solo il 20% delle persone, ma tra chi ne usa uno la quota sale al 44%.

10%le persone che ogni settimana usano un chatbot per informarsi. Nel 2025 erano il 7%Reuters Institute, giugno 2026
17%la stessa quota tra i 18 e i 24 anniReuters Institute, giugno 2026
20%chi si fida delle notizie date dai chatbot. Delle notizie in generale si fida il 37%Reuters Institute, giugno 2026
meno dell'1%le pagine viste dei siti di informazione che arrivano dai chatbotChartbeat, marzo 2026

Il dato più citato riguarda i clic. Nei 27 paesi in cui è stata posta la domanda, solo il 4% degli intervistati dice di aprire sempre o spesso la fonte originale quando legge una risposta di un chatbot. Dalla ricerca lo fa il 19%, dai social il 17%.2 Va letto con attenzione, perché il divario dipende soprattutto da quanta poca gente usa ancora i chatbot per le notizie. Tra chi li usa, il 42% dice di cliccare spesso. Lo dice, appunto: sono risposte a un questionario, e lo stesso Reuters Institute avverte che ciò che dichiariamo e ciò che facciamo possono essere diversi.

Che cosa dicono i dati di navigazione

Per sapere che cosa facciamo bisogna guardare il traffico. Nel marzo 2025 il Pew Research Center ha seguito la navigazione di 900 adulti statunitensi.3 Il 18% delle loro ricerche su Google mostrava in cima un riassunto scritto dall'AI. Quando il riassunto c'era, cliccavano su un risultato tradizionale nell'8% delle visite; quando non c'era, nel 15%. Sui link dentro il riassunto cliccavano nell'1% dei casi. E nel 26% dei casi la navigazione finiva lì, contro il 16% delle pagine senza riassunto.

Quanto si clicca su Google, con e senza il riassunto AI

Pagine senza riassunto15%
Pagine con riassunto8%
Link dentro il riassunto1%
Pew Research Center, luglio 2025. Navigazione di 900 adulti statunitensi a marzo 2025: visite con almeno un clic. A righe il dato di confronto, senza riassunto AI.

Secondo Similarweb, tra maggio 2024 e maggio 2025 le ricerche sulle notizie finite senza alcun clic verso un sito di informazione sono passate dal 56% al 69%.4 Chartbeat, che misura il pubblico di migliaia di testate, ha registrato tra dicembre 2024 e dicembre 2025 un calo del 34% delle pagine viste arrivate da Google Search e del 16% di quelle da Google Discover.5 Il traffico da ChatGPT in un anno è più che triplicato, ma tutti i chatbot insieme valgono ancora meno dell'1% delle pagine viste. Gli editori intervistati dal Reuters Institute si aspettano che le visite dalla ricerca calino di un altro 43% entro tre anni.1

Il tempo che prima finiva sulla pagina di un giornale ora resta dentro la risposta. Chi la scrive ha preso insieme il posto dell'edicola e della prima pagina.

Il caso italiano

In Italia la fiducia nelle notizie è al 32%, quattro punti meno del 2025, e paga per informarsi online solo l'8%.6 I chatbot per le notizie si usano meno che altrove: ogni settimana li usa il 6% degli intervistati, uno dei valori più bassi dei 48 paesi (il più basso è quello del Regno Unito, 4%). Di quello che arriva da un chatbot si fida il 16%.7

Il problema dei giornali italiani, però, è cominciato prima dell'AI. Secondo l'AGCOM, nel 2025 sono state vendute 430 milioni di copie di quotidiani tra carta e digitale, circa 1,6 milioni al giorno: l'8,1% in meno del 2024 e il 30,6% in meno del 2021.8 Nel primo trimestre 2026 il calo è continuato (-7,6%) e anche online i siti più letti hanno perso pubblico: a marzo quello di Repubblica aveva 28,8 milioni di utenti unici (-8,9% in un anno), quello del Corriere della Sera 26,6 milioni (-8%).9

I ricavi raccontano lo stesso spostamento: in quattro anni quelli di quotidiani e periodici sono calati del 18%, mentre la pubblicità online è cresciuta di oltre la metà ed è finita quasi tutta alle piattaforme.9

Ricavi in Italia, in miliardi di euro

Quotidiani e periodici, 20213,04
Quotidiani e periodici, 20252,48
Pubblicità online, 20215,54
Pubblicità online, 20258,42
AGCOM, Osservatorio sulle comunicazioni n. 2/2026. A righe i valori del 2021. Nel 2025 circa 7,37 miliardi della pubblicità online sono andati alle piattaforme.

Accordi, reclami e tribunali

Alcuni editori hanno scelto di trattare. Nel settembre 2024 GEDI, allora proprietaria di Repubblica e della Stampa, ha firmato un accordo con OpenAI per portare i suoi contenuti nelle risposte di ChatGPT. Il 27 novembre 2024 il Garante della privacy l'ha avvertita che gli archivi dei giornali contengono dati personali, anche delicati, che non si possono cedere per addestrare un modello senza le garanzie richieste dal GDPR.10

Nell'ottobre 2025 la FIEG, la federazione degli editori di giornali, ha presentato all'AGCOM un reclamo contro AI Overviews, i riassunti di Google, accusati di ridurre il traffico verso i siti e quindi i ricavi pubblicitari.6 Il 30 aprile 2026, dopo aver ascoltato Google e gli editori, l'AGCOM ha chiesto alla Commissione europea di valutare se AI Overviews e AI Mode violino il Digital Services Act.11 A Bruxelles era già aperta, dal 9 dicembre 2025, un'indagine antitrust: la Commissione vuole capire se Google usi i contenuti degli editori senza un compenso adeguato e senza lasciare loro la possibilità di rifiutare, visto che chi rifiuta rischia di sparire dalla ricerca.12

Il 3 giugno l'autorità britannica della concorrenza, la CMA, ha imposto a Google di dare agli editori strumenti efficaci per impedire che i loro contenuti alimentino le funzioni AI della ricerca.13 Google ha creato l'opzione in Search Console e dal 31 agosto la offre ai siti di tutto il mondo. Assicura che la scelta non pesa sul posizionamento nei risultati normali, ma avverte che chi esce non riceve né traffico né visibilità dalle risposte AI.14 Negli Stati Uniti, invece, il 30 settembre il giudice federale Amit Mehta ha respinto le cause antitrust di Penske Media e Chegg contro AI Overviews: che Google mandi traffico a chi si lascia leggere, ha scritto, è «un'aspettativa», non un accordo.15

Gli accordi di licenza esistono, ma sono pochi e concentrati. Reporters sans frontières ne ha contati 230 resi pubblici tra il 2023 e il maggio 2026, il 71% con testate di Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda.16

Quanto ci si può fidare della risposta

Se il lettore si ferma alla risposta, conta che cosa c'è scritto. Tra il 24 maggio e il 10 giugno 2025 giornalisti di 22 servizi pubblici di 18 paesi, tra cui la Rai, hanno fatto domande di attualità a ChatGPT, Copilot, Gemini e Perplexity in 14 lingue e hanno valutato 2.709 risposte. Il 45% aveva almeno un problema grave.17 Il più frequente riguardava le fonti (31%): mancavano, erano sbagliate o non dicevano ciò che la risposta attribuiva loro. Il 20% conteneva errori sui fatti, compresi dettagli inventati o superati. Gemini andava peggio degli altri, con problemi gravi nel 76% delle risposte.

Un esempio viene proprio dalla Rai. Alla domanda su che cosa faccia la NATO, Copilot ha indicato come fonti un video del 2022 e un articolo del 2014. Per una testata il rischio è doppio, perché perde il clic e può perdere anche la reputazione: una ricerca della BBC pubblicata insieme allo studio dice che il 42% degli adulti britannici si fiderebbe meno della fonte originale se il riassunto dell'AI contenesse errori.

La pubblicità entra nella risposta

Il 9 febbraio 2026 OpenAI ha cominciato a mostrare annunci in ChatGPT agli utenti statunitensi del piano gratuito e del piano Go. Gli annunci sono separati dalla risposta, etichettati come sponsorizzati ed esclusi dalle conversazioni su salute e politica.18 Dal 24 agosto la pubblicità è arrivata in 31 mercati europei, Italia compresa, per ora senza annunci personalizzati nello Spazio economico europeo.19 Google lavora su numeri ancora più grandi: dice che AI Overviews ha oltre 2,5 miliardi di utenti al mese e AI Mode più di un miliardo.14

Per vent'anni una persona cercava, vedeva dieci link e sceglieva. I marchi pagavano per comparire tra quei link, i giornali vivevano delle visite. Ora la risposta arriva già composta e lo spazio che conta è lì dentro. Per un'azienda la domanda diventa se viene nominata, con quali informazioni e accanto a quale annuncio. È lo stesso passaggio che ho raccontato per gli acquisti in Quando le macchine cominciano a scegliere.

Che cosa ne penso

Non credo che i clic torneranno. Il 15 ottobre Google ha annunciato più link e più spazio per le fonti nelle sue risposte AI, ma non ha detto quanto traffico porteranno.20 È una buona notizia, e resta una concessione che chi la fa può ritirare. Un giornale che costruisce i conti sulle visite dalla ricerca fa una scommessa che dipende da altri.

Vedo due cose da fare. La prima è il rapporto diretto con i lettori: newsletter, app, abbonamenti, eventi. In un paese dove paga l'8%, è una strada lunga, ma è l'unica che non dipende da un algoritmo altrui. La seconda è la forza contrattuale. Ora che uscire dalle risposte AI è possibile, un editore ha qualcosa da mettere sul tavolo. Da solo conta poco, come mostra quel 71% di accordi firmati nel mondo anglofono. Penso che gli editori italiani dovrebbero trattare insieme, come chiede RSF, anziché uno alla volta e in silenzio.

Lavoro nei media, e per i marchi vedo un rischio preciso. Chi risponde decide quali fonti citare e quali aziende nominare, e adesso vende anche la pubblicità che compare lì accanto. Che i due sistemi siano separati lo dice OpenAI; io vorrei che lo potesse verificare qualcuno da fuori. Nel frattempo un'azienda dovrebbe misurare, oltre ai clic, anche come compare nelle risposte, e correggere le informazioni sbagliate che circolano su di lei.

Quando copiare costa poco, il mondo cambia.

Settima legge dell'innovazione, da Un perché alla volta

Una risposta che riassume dieci articoli riproduce quasi senza costi il lavoro di chi li ha scritti. Il problema, a quel punto, smette di essere trovare le informazioni e diventa scegliere di chi fidarsi. Per scegliere bisogna vedere da dove arrivano, come ho scritto anche a proposito dei contenuti generati in SynthID e gli altri.

Come tenere in vista le fonti

  1. FontiChiedere da dove vieneChiedere al chatbot quali fonti ha usato e aprirne almeno una. Nello studio di EBU e BBC quasi un terzo delle risposte aveva problemi proprio lì.
  2. DateGuardare quando è stato scrittoLe risposte possono basarsi su articoli vecchi di anni. Se la fonte citata è del 2014, quella non è una notizia recente.
  3. Fatti in corsoAndare alla testataPer le notizie che stanno succedendo Google spesso non mostra il riassunto AI e rimanda agli articoli. L'app o il sito di un giornale che conosci restano la via più corta.
  4. AbitudineScegliere le proprie fontiUna newsletter, un'app, un abbonamento. Un legame diretto con due o tre testate di cui ti fidi fa arrivare le notizie da chi le ha verificate.

Chi pubblica un sito, intanto, ha un dato nuovo da guardare. Da fine agosto Search Console mostra quante volte le pagine compaiono nelle risposte AI di Google e in quali paesi.14 È il numero da cui partire prima di decidere se restare dentro quelle risposte o uscirne.

Note e fonti

  1. Reuters Institute for the Study of Journalism, Digital News Report 2026, Executive summary ↗, 16 giugno 2026. ↩
  2. A. Ross Arguedas, Reuters Institute, Emerging uses of AI chatbots for news and what it means for journalism ↗, 16 giugno 2026. I dati sui clic riguardano 27 paesi e sono dichiarati dagli intervistati. ↩
  3. A. Chapekis, A. Lieb, Pew Research Center, Google users are less likely to click on links when an AI summary appears in the results ↗, 22 luglio 2025. ↩
  4. B. Schwartz, Search Engine Roundtable, Similarweb: No Clicks From Google Grew From 56% to 69% Since AI Overviews ↗, 3 luglio 2025, sul rapporto di Similarweb sugli editori e l'AI generativa. ↩
  5. Chartbeat, Pageviews are down, but AI's impact is complicated ↗, marzo 2026. ↩
  6. A. Cornia, Reuters Institute, Digital News Report 2026: Italy ↗, 16 giugno 2026. ↩
  7. Master in Giornalismo di Torino, Digital News Report Italia 2026: un pubblico disincantato e più selettivo ↗, 16 giugno 2026. ↩
  8. AGCOM, Osservatorio sulle comunicazioni n. 1/2026 ↗, 14 maggio 2026. ↩
  9. AGCOM, Osservatorio sulle comunicazioni n. 2/2026 ↗, 31 luglio 2026. ↩
  10. Garante per la protezione dei dati personali, Garante privacy a Gedi: attenzione a vendere i dati personali contenuti nell'archivio del giornale a OpenAI ↗, provvedimento del 27 novembre 2024. ↩
  11. ANSA, Agcom invia segnalazione alla Commissione Ue sui servizi IA di Google ↗, 30 aprile 2026. ↩
  12. Commissione europea, Commission opens investigation into possible anticompetitive conduct by Google in the use of online content for AI purposes ↗, 9 dicembre 2025. ↩
  13. CMA, CMA secures fairer deal for publishers and improves Google search services in UK ↗, 3 giugno 2026. ↩
  14. Google, New opportunities, control and insights for website owners ↗, 3 giugno 2026, aggiornato il 31 agosto 2026. ↩
  15. Press Gazette, Penske AI Overviews lawsuit dismissed because 'no formal bargain' struck with Google ↗, 1 ottobre 2026. ↩
  16. Reporters sans frontières, The AI media landscape: 71% of AI deals made with media outlets in anglophone countries ↗, 11 settembre 2026. ↩
  17. EBU e BBC, News Integrity in AI Assistants ↗, ottobre 2025. Pagina dello studio sul sito dell'EBU ↗. ↩
  18. MacRumors, ChatGPT Now Has Ads for Free and Go Tier Users ↗, 9 febbraio 2026. ↩
  19. A. Di Rocco, Milano Finanza, La pubblicità di ChatGPT sbarca in Italia e in Europa ↗, 24 agosto 2026. ↩
  20. H. Budaraju, Google, AI Mode and AI Overviews updates to explore the web ↗, 15 ottobre 2026. ↩