Il 29 settembre, a Filadelfia
Il 29 settembre la Corte d'appello federale del Terzo Circuito, che ha sede a Filadelfia, ha deciso il primo caso d'appello degli Stati Uniti sull'uso di contenuti protetti per addestrare un'intelligenza artificiale.1 Thomson Reuters, proprietaria della banca dati giuridica Westlaw, accusava ROSS Intelligence di aver copiato le sue note redazionali per costruire un prodotto concorrente. I tre giudici le hanno dato ragione: le note sono protette dal diritto d'autore e l'uso che ne ha fatto ROSS non rientra nel fair use, l'eccezione che negli Stati Uniti permette di usare opere altrui senza chiedere il permesso.
Le note si chiamano headnotes: brevi riassunti, scritti dai redattori di Westlaw, del principio giuridico di una sentenza. ROSS voleva un motore di ricerca che rispondesse a domande legali in linguaggio naturale con passaggi tratti da circa dieci milioni di sentenze pubbliche. Per addestrarlo ha fatto scrivere a un'altra società, LegalEase, circa 25.000 promemoria, ciascuno con una domanda e da quattro a sei passaggi di sentenze ordinati per pertinenza. Le domande partivano dalle note di Westlaw, perché offrivano un modo facile per formularle.1
ROSS non nascondeva l'obiettivo. Nelle pubblicità si confrontava con Westlaw, a prezzi in linea con i suoi, e alcuni studi legali erano passati dall'uno all'altro.1 Ha chiuso nel 2021 citando i costi della causa e ha fatto sapere di voler chiedere un nuovo esame e, alla fine, arrivare alla Corte Suprema.2
Perché ROSS ha perso
Il fair use si decide pesando quattro fattori, e la corte ne ha trovati tre contro ROSS.1
Il primo riguarda lo scopo. ROSS sosteneva che addestrare un'AI fosse un'attività diversa dal leggere una nota, quindi un uso trasformativo. I giudici hanno riconosciuto una differenza, ma piccola: entrambe le aziende usavano le note per costruire uno strumento di ricerca giuridica, e ROSS lo faceva per guadagnare. Un uso commerciale e, nel migliore dei casi, appena trasformativo.
Il secondo fattore, la natura dell'opera, pende leggermente verso ROSS, perché le note riassumono fatti e regole. Il terzo, la quantità copiata, no. ROSS ha preso le note per intero e si è difesa dicendo che erano lo 0,08% dei 28 milioni di note di Westlaw. La corte ha risposto che non era necessario copiarle, perché le sentenze originali sono pubbliche e gratuite, e che la comodità non giustifica la copia. Il giudice Stephanos Bibas, che nel febbraio 2025 aveva deciso in primo grado, era arrivato alla stessa conclusione e aveva chiesto all'appello di pronunciarsi.2
Il quarto fattore, l'effetto sul mercato, è quello che farà discutere più a lungo. La corte ha trovato due danni. Il primo è evidente: un concorrente costruito con le note di Westlaw toglie clienti a Westlaw. Il secondo è nuovo. Secondo i giudici esiste un mercato delle licenze delle note come testi per addestrare l'AI, che definiscono in rapido sviluppo, e Thomson Reuters usa già le proprie note per addestrare i suoi prodotti. Il fatto che non le abbia mai date in licenza ad altri non dimostra che quel mercato non esista. Copiandole senza permesso, ROSS le ha tolto l'occasione di entrarci.1
Nemmeno l'interesse pubblico ha convinto i giudici: le sentenze sono già gratuite e ROSS faceva pagare quanto Westlaw.1
Non tutti i commentatori sono d'accordo con la corte. L'avvocato Aaron Moss osserva che il ragionamento sul mercato delle licenze rischia di girare in tondo: qualunque titolare può dire che avrebbe chiesto un compenso per l'uso contestato, e così ogni uso diventa un mercato perduto. Secondo lui la corte porta poche prove di quel mercato, e la questione vera resta se addestrare un'AI sia un uso trasformativo.3
Che cosa la sentenza lascia aperto
La corte ha messo un confine preciso. ROSS non era un'AI generativa: restituiva passaggi di sentenze esistenti senza produrre testo nuovo. In una nota a piè di pagina i giudici ricordano che il 1° settembre il Dipartimento di Giustizia è intervenuto nella causa contro OpenAI a New York per sostenere che addestrare un grande modello linguistico è un uso trasformativo, e precisano che quelle considerazioni non riguardano questo caso.1 Lo studio legale Ballard Spahr lo riassume così: la sentenza non dice se addestrare un modello generativo su libri o altre opere sia fair use.4
Su questa domanda i tribunali di primo grado si sono divisi. Nel giugno 2025 a San Francisco il giudice William Alsup ha considerato l'addestramento di Claude sui libri un uso fortemente trasformativo e quindi lecito, ma ha escluso che Anthropic potesse tenersi una biblioteca di copie scaricate da siti pirata come Library Genesis.5 Anthropic ha scelto di non andare a processo e ha accettato di pagare 1,5 miliardi di dollari, circa 3.000 per ciascuna opera. L'accordo ha avuto l'approvazione definitiva il 20 luglio 2026.6
Pochi giorni dopo, nello stesso tribunale, il giudice Vince Chhabria ha dato ragione a Meta con un ragionamento diverso. Gli autori avevano perso perché non avevano provato il danno che per lui conta di più, la diluizione del mercato: il rischio che testi generati in grande quantità facciano concorrenza ai libri usati per addestrare il modello. Chhabria ha aggiunto che, nella maggior parte dei casi, copiare opere protette per addestrare un'AI generativa sarà probabilmente illegale.7
La causa più attesa è quella del New York Times contro OpenAI e Microsoft. Il 4 settembre entrambe le parti hanno chiesto al giudice Sidney Stein di decidere senza processo, e la decisione è attesa nei prossimi mesi.8 Lo US Copyright Office, nel rapporto del maggio 2025, aveva già indicato un limite: usare in modo commerciale enormi quantità di opere per produrre contenuti che fanno loro concorrenza, soprattutto se ottenute illegalmente, va oltre il fair use. E aveva raccomandato di lasciar crescere il mercato delle licenze senza interventi del governo.9
In Europa si parte da un'altra regola
In Europa il fair use non esiste. Dal 2019 la direttiva sul diritto d'autore nel mercato unico digitale permette l'estrazione di testo e dati da opere a cui si ha accesso legittimo, a meno che il titolare non si sia riservato i diritti. Per i contenuti pubblicati online la riserva va espressa in modo adeguato, per esempio con strumenti leggibili dalle macchine.10 È il sistema dell'opt-out: si può usare tutto finché qualcuno non dice di no.
L'AI Act ha collegato questa regola ai modelli. Dal 2 agosto 2025 chi sviluppa un modello per finalità generali deve avere una politica per rispettare il diritto d'autore europeo e pubblicare una sintesi dei dati di addestramento. Il codice di condotta pubblicato il 10 luglio 2025 chiede ai firmatari di rispettare il file robots.txt e gli altri opt-out leggibili dalle macchine, di tenersi lontani dai siti pirata e di offrire ai titolari un punto di contatto per i reclami. Dal 2 agosto 2026 la Commissione può far rispettare questi obblighi, anche con sanzioni.11
I tribunali europei hanno cominciato a pronunciarsi. L'11 novembre 2025 il Tribunale di Monaco ha dato ragione alla GEMA, la società tedesca che gestisce i diritti musicali, contro OpenAI: se un modello ha memorizzato i testi delle canzoni e li restituisce con richieste semplici, quella memorizzazione è una riproduzione, e l'eccezione per l'estrazione di dati non la copre. La sentenza non è definitiva.12 Una settimana prima, a Londra, l'Alta Corte aveva dato torto in gran parte a Getty Images contro Stability AI. Getty aveva rinunciato alle accuse sull'addestramento, avvenuto fuori dal Regno Unito, e il giudice ha stabilito che il modello finito non contiene copie delle foto.13
L'Italia è andata oltre. La legge 132 del 2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, ha aggiunto alla legge sul diritto d'autore l'articolo 70-septies: le riproduzioni e le estrazioni fatte attraverso modelli e sistemi di AI, anche generativa, sono consentite solo nel rispetto delle eccezioni già previste per la ricerca e per l'estrazione con opt-out. La stessa legge ha reso reato, con una multa da 51 a 2.065 euro, estrarre testo o dati in violazione di quelle regole, anche attraverso sistemi di intelligenza artificiale.14
Come hanno deciso i giudici
| Caso | Tribunale e data | Che cosa è stato usato | Esito |
|---|---|---|---|
| Thomson Reuters contro ROSS | Corte d'appello del Terzo Circuito, settembre 2026 | Note redazionali di Westlaw per un motore di ricerca concorrente | Non è fair use, anche per il danno al mercato delle licenze |
| Bartz contro Anthropic | Tribunale federale di San Francisco, giugno 2025 | Libri comprati e libri scaricati da siti pirata | Addestramento lecito, biblioteca pirata no; accordo da 1,5 miliardi di dollari |
| Kadrey contro Meta | Tribunale federale di San Francisco, giugno 2025 | Libri usati per addestrare i modelli di Meta | Vince Meta, perché gli autori non hanno provato il danno di mercato |
| GEMA contro OpenAI | Tribunale di Monaco, novembre 2025 | Testi di canzoni memorizzati dal modello | Violazione: l'eccezione per l'estrazione di dati non copre la memorizzazione |
| Getty Images contro Stability AI | Alta Corte di Londra, novembre 2025 | Foto di Getty per addestrare Stable Diffusion | Il modello non contiene copie; l'addestramento era avvenuto all'estero |
Quanto vale un contenuto
Intanto il mercato che la corte di Filadelfia ha riconosciuto si è già formato. Nel maggio 2024 News Corp, l'editore del Wall Street Journal, ha firmato con OpenAI un accordo che secondo lo stesso Journal potrebbe valere circa 250 milioni di dollari in cinque anni.15 Reddit, nel prospetto per la quotazione in Borsa, ha dichiarato contratti di licenza dei suoi dati per 203 milioni di dollari, di durata da due a tre anni.16 Amazon paga al New York Times tra 20 e 25 milioni di dollari l'anno per articoli, ricette e notizie sportive, che può usare anche per addestrare i suoi modelli.17 In Italia l'accordo più noto resta quello firmato da GEDI con OpenAI nel settembre 2024, che comprende l'uso degli archivi delle sue testate anche per l'addestramento.18 Che cosa questo significhi per il traffico dei giornali l'ho raccontato in Le notizie arrivano dal chatbot, i clic ai giornali no.
Chi compra, però, non è sempre chi ci si aspetta. Dei 230 accordi pubblici tra aziende di AI generativa e media contati da Reporters sans frontières tra il 2023 e maggio 2026, la metà porta la firma di una sola azienda, ProRata. OpenAI ne ha firmati 20, Google 14.19
Chi firma gli accordi con i media
Per i libri il quadro italiano è ancora più magro. In un'indagine dell'Associazione Italiana Editori su 97 editori, presentata nel dicembre 2025, il 27,7% era stato contattato da chi sviluppa modelli linguistici per una licenza. Di questi, il 3,7% aveva firmato almeno un contratto, il 37% aveva rifiutato e il 59,3% stava ancora valutando.20
Che cosa ne penso
Le sentenze americane sono pubbliche e gratuite. Quello che Westlaw vende, e che la corte ha protetto, è il lavoro fatto sopra: capire quale principio conta in una sentenza e riassumerlo in poche righe. È la stessa differenza che passa tra un buon articolo e un comunicato stampa. Quando un modello può leggere tutto quasi gratis, acquista valore quello che costa fatica produrre, cioè la verifica e la scelta di che cosa conta.
Nessuno inventa da solo.
Ottava legge dell'innovazione, da Un perché alla volta
Per questo considero il mercato delle licenze una buona notizia. Dà un prezzo a qualcosa che finora veniva preso e basta, e al posto della lotteria delle cause mette contratti che si possono negoziare. Ma funziona a due condizioni.
La prima è che paghi le persone giuste. Oggi premia chi ha la forza di trattare, cioè i grandi gruppi, quasi sempre di lingua inglese. Il contratto di Reddit l'ha firmato Reddit, e chi ha scritto i post non ne fa parte. Nell'indagine dell'AIE gli editori di libri che avevano firmato qualcosa si contavano sulle dita di una mano. L'accordo di Anthropic va nella direzione opposta: i soldi sono calcolati opera per opera e divisi tra autori ed editori secondo i contratti o ripartizioni stabilite in anticipo.6 È un modello imperfetto, ma arriva a chi ha scritto.
La seconda è che il mercato esista nei fatti e non solo nelle memorie difensive, e qui l'obiezione di Moss è seria. Servono prezzi conoscibili, almeno per categorie, e contratti che misurino l'uso.
Quanto alla questione rimasta aperta, credo che la distinzione tra AI generativa e non generativa conterà meno della domanda che la corte si è posta: il prodotto addestrato prende il posto dell'originale? ROSS voleva sostituire Westlaw. Un assistente che risponde con il contenuto di un articolo, senza che nessuno apra più l'articolo, fa qualcosa di simile, anche quando lo riscrive con parole sue.
Che cosa fare adesso
- EditoriRendere leggibile il noEsprimere la riserva sui diritti in forma leggibile dalle macchine, nel file robots.txt e nei metadati. È quello che la direttiva europea chiede e che il codice di condotta impegna i firmatari a rispettare.
- Piccoli editoriTrattare insiemeDa soli si firma poco. La gestione collettiva esiste già per la musica e per i libri, e il caso GEMA mostra che una società di gestione può portare un'azienda di AI in tribunale e vincere, almeno in primo grado.
- Aziende e brandSeparare che cosa aprireSchede prodotto e guide conviene che i modelli le leggano. Studi, dati proprietari e archivi creativi solo con un contratto. E per i contenuti generati che si usano in campagna, chiedere al fornitore da dove vengono i dati di addestramento.
- Autori e creatorLeggere i contrattiUna clausola sull'uso dei testi per l'AI oggi vale denaro. Prima di firmare un contratto di edizione o di collaborazione conviene sapere chi la controlla e come si divide il compenso.
Il primo passo richiede pochi minuti. Chi pubblica qualcosa in rete può aprire il file robots.txt del proprio sito, che si trova all'indirizzo del dominio seguito da /robots.txt, e controllare quali crawler di AI sono ammessi, quali sono bloccati e quali non sono nominati affatto. Per i modelli che seguono il codice europeo, è quel file a dire che cosa possono prendere.