Prima del previsto

Chi tiene in mano le chiavi?

Più ci affidiamo a pochi strumenti e a poche piattaforme, meno siamo liberi di scegliere. Come si riconosce la dipendenza tecnologica, perché con l'intelligenza artificiale il rischio cresce e come si costruisce, fin dall'inizio, una via d'uscita.

Disegno a tratto: un grande anello portachiavi con molte chiavi; tre sono grandi e piene, le altre piccole e solo contornate.
Tre fornitori gestiscono quasi due terzi del cloud mondiale.

In breve

  • Amazon, Microsoft e Google gestiscono quasi due terzi dell'infrastruttura cloud del pianeta, e i modelli più potenti escono da pochi laboratori.
  • La dipendenza si costruisce un passo alla volta: si sceglie lo strumento più comodo, poi dati, processi e competenze prendono la sua forma.
  • Si evita progettando l'uscita prima di entrare: dati portabili, standard aperti, alternative provate, competenze interne. E le regole europee iniziano ad aiutare.

Una storia antica quanto la scrittura

Nei miti di molti popoli il fuoco è custodito da qualcuno di potente e geloso, che non vuole dividerlo. Per secoli saper scrivere è stato il privilegio di pochi scribi, finché l'alfabeto non l'ha reso accessibile a molte più persone. La storia dell'innovazione è anche la storia di chi ne controlla l'accesso.

Con l'intelligenza artificiale la questione si ripresenta su scala globale. Tre aziende, Amazon, Microsoft e Google, gestiscono quasi due terzi dell'infrastruttura cloud del pianeta.1 I chip più avanzati escono da una filiera concentrata in pochi paesi asiatici, i modelli più potenti da un numero ristretto di laboratori. Non è un complotto: è il modo in cui funzionano i mercati che richiedono investimenti enormi. Ma ha conseguenze per chiunque costruisca qualcosa sopra queste fondamenta.

63%la quota del mercato cloud mondiale in mano ad Amazon, Microsoft e Google nel secondo trimestre 2026Synergy Research Group, via DCD
1993l'anno in cui il CERN mise il software del web a disposizione di tutti, senza diritti da pagareCERN
2027dal 12 gennaio i fornitori cloud non potranno più far pagare il passaggio a un concorrenteData Act, Regolamento (UE) 2023/2854

Come si riconosce la dipendenza

Nelle aziende vedo spesso lo stesso percorso. Si sceglie uno strumento perché è il più comodo, poi dati, processi e competenze si modellano su di esso. Dopo qualche anno cambiare costa così tanto che nessuno ci prova più, e a ogni scadenza si rinnova senza discutere. Bastano quattro domande per capire a che punto si è:

  • I dati si possono esportare in un formato che altri sistemi leggono?
  • Che cosa succede se il fornitore cambia prezzi, condizioni o modello?
  • Il lavoro fatto finora sopravvivrebbe a un cambio di piattaforma?
  • Dentro l'organizzazione, qualcuno sa come funziona davvero?

Perché con l'AI il rischio cresce

Con il software tradizionale la dipendenza riguardava soprattutto i dati e i processi. Con l'intelligenza artificiale si aggiunge un livello: il comportamento. Le istruzioni, gli esempi e i controlli che un'azienda scrive per un modello sono tarati su quel modello. Quando il fornitore lo aggiorna o lo ritira, le risposte cambiano, a volte in modo sottile, e qualcosa che funzionava smette di funzionare.

C'è poi la conoscenza che passa attraverso questi sistemi. Se ogni documento, ogni riunione e ogni decisione vengono riassunti e archiviati da un unico fornitore, la memoria dell'organizzazione vive a casa d'altri. Non è un motivo per rinunciare. È un motivo per decidere con chiarezza che cosa resta sotto il proprio controllo.

A volte il modo migliore per far diventare un'invenzione una vera innovazione non è possederla, ma regalarla.

Da Un perché alla volta

Un piano di uscita, prima di entrare

La dipendenza non è un destino. Si evita progettando fin dall'inizio la possibilità di uscire. In pratica:

  • Scrivere nel contratto come si recuperano i dati, in quale formato e in quanto tempo.
  • Tenere un'alternativa provata per i servizi critici, anche se si usa ogni giorno un solo fornitore.
  • Separare la conoscenza dal modello. Istruzioni, esempi e test di qualità devono poter passare da un sistema all'altro.
  • Valutare i modelli aperti. Esistono modelli con pesi aperti, che si possono scaricare e far girare sui propri server: non sono sempre i più potenti, ma per molti compiti bastano e permettono di tenere i dati in casa.
  • Investire in competenze interne, perché la dipendenza più profonda è non sapere come funziona ciò che si usa.

Anche le regole aiutano. Con il Data Act l'Europa obbliga i fornitori cloud a facilitare il passaggio a un concorrente e, dal gennaio 2027, a non farlo più pagare.2

Le chiavi si possono tenere

La storia offre precedenti incoraggianti. Nel 1993 il CERN mise il software del web a disposizione di tutti, senza diritti da pagare, ed è anche per questo che il web è diventato di tutti.3 La cintura di sicurezza a tre punti e il vaccino contro la polio hanno seguito strade simili: chi li aveva inventati ha scelto di non tenerli chiusi.

Non tutte le tecnologie diventeranno beni comuni, e non è necessario. Basta che chi le usa conservi la possibilità di scegliere. Una tecnologia diventa davvero nostra quando possiamo capirla, cambiarla e, se serve, lasciarla.

Note e fonti

  1. DatacenterDynamics, Enterprise cloud infrastructure spending hits $143 billion ↗, dati Synergy Research Group, 2026. ↩
  2. Regolamento (UE) 2023/2854 sui dati (Data Act) ↗, articolo 29. ↩
  3. CERN, 30 years of a free and open web ↗. ↩