Matteo FerrandoTecnologia, AI e innovazione

Cinque questioni aperte sull'AI

Innovare è una questione di persone

Nessuno strumento funziona se chi lo usa non lo capisce. L'intelligenza artificiale cambia ogni anno: la differenza la fa chi sa metterla al lavoro.

Aggiornato a ottobre 2026

Tre donne collegano cavi e interruttori sul pannello di un grande calcolatore degli anni Quaranta
Le programmatrici dell'ENIAC. Illustrazione da «Un perché alla volta»

Il mio punto di vista

La tecnologia si compra. La capacità di usarla bene si costruisce, una persona alla volta.

Avere ragione non basta

Nel 1847 il medico ungherese Ignác Semmelweis dimostrò che lavarsi le mani riduceva drasticamente le morti nei reparti di maternità. Aveva ragione, e per anni i colleghi lo ignorarono. È una delle storie che racconto più volentieri, perché contiene un principio ancora valido: un'innovazione, anche quando salva vite, deve essere accettata dalle persone che dovrebbero usarla.

Con l'intelligenza artificiale in azienda succede lo stesso. Le licenze si attivano in un giorno. Cambiare il modo in cui un gruppo di persone lavora richiede mesi, fiducia ed esempi concreti. I progetti che vedo arenarsi raramente si fermano per limiti tecnici. Si fermano perché nessuno ha spiegato a chi doveva usarli che cosa ci avrebbe guadagnato.

39%Le competenze dei lavoratori che cambieranno o diventeranno superate tra il 2025 e il 2030.World Economic Forum, Future of Jobs 2025
2025Dal 2 febbraio l'AI Act chiede a chi fornisce o usa sistemi di AI di occuparsi della formazione del proprio personale.AI Act, articolo 4

Le mani che la storia dimentica

Quando si racconta la storia del computer si citano Babbage, Turing, von Neumann. Più raramente si ricordano le sei donne che nel 1945 programmarono l'ENIAC, uno dei primi calcolatori elettronici, collegando cavi e interruttori senza manuali, perché i manuali non esistevano ancora.

Dietro i modelli di oggi c'è una filiera umana altrettanto invisibile: milioni di persone che etichettano dati e moderano contenuti, spesso nel Sud del mondo e con tutele minime. Ne scrivo in AI: L'Impronta Fantasma. Ogni sistema che sembra funzionare da solo poggia sul lavoro di qualcuno.

Gli ingegneri costruiscono gli strumenti. Ma sono le persone, milioni di persone qualsiasi, a decidere cosa diventeranno.

Da Un perché alla volta

Cosa resterà prezioso

Quando mi chiedono quali qualità serviranno in un mondo pieno di macchine sempre più abili, rispondo con le tre che ho scritto anche per mia figlia: la curiosità, che fa nascere le domande; il giudizio, che permette di distinguere una risposta buona da una cattiva; la capacità di collaborare con altre persone e di prendersi cura di loro.

Per un'organizzazione questo si traduce in scelte precise. Formare tutti, non solo i tecnici. Dare spazio a chi sperimenta. Misurare l'uso reale, non il numero di licenze. Mostrare con esempi concreti che cosa cambia nel lavoro di ciascuno. È la parte meno spettacolare dell'innovazione, ed è quella che decide se funzionerà.