Matteo FerrandoTecnologia, AI e innovazione

Cinque questioni aperte sull'AI

Il peso invisibile dell'intelli­genza artificiale

Energia, acqua, materie prime: anche ciò che sembra immateriale lascia un'impronta. Misurarla è il primo passo per renderla più leggera.

Aggiornato a ottobre 2026

Un padre e una bambina guardano il telefono; alle loro spalle, gli armadi di un data center
Dietro lo schermo, il data center. Illustrazione da «Un perché alla volta»

Il mio punto di vista

L'intelligenza artificiale ha un peso, una temperatura, un consumo. Quel conto, però, non arriva mai a chi la usa.

La nuvola ha un indirizzo

Quando facciamo una domanda a un assistente, abbiamo l'impressione che la risposta arrivi da una nuvola immateriale. Parte invece da un edificio preciso, pieno di processori che consumano elettricità, scaldano e vanno raffreddati, spesso con acqua. Prima ancora, quei processori sono stati prodotti con metalli estratti in miniera e con grandi quantità di acqua ultrapura. A fine vita diventeranno rifiuti elettronici.

Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, nel 2024 i data center hanno consumato circa 415 terawattora, l'1,5% dell'elettricità mondiale: più di quanta ne usi l'Italia in un anno. Entro il 2030 la domanda è destinata a più che raddoppiare, fino a circa 945 TWh, e l'intelligenza artificiale è il motore principale di questa crescita.

415 TWhL'elettricità consumata dai data center nel 2024, circa l'1,5% del totale mondiale.IEA, Energy and AI, 2025
945 TWhLa domanda prevista per il 2030: più del doppio in sei anni.IEA, Energy and AI, 2025
700.000 lL'acqua dolce evaporata per addestrare GPT-3 nei data center statunitensi di Microsoft.Li e altri, UC Riverside, 2023
76%La quota di cobalto estratta nella Repubblica Democratica del Congo nel 2024. Serve per le batterie.USGS, 2025

Il libro nato da una domanda

«AI: L'Impronta Fantasma» è nato da una domanda semplice: quanto pesa una conversazione con un assistente? Per rispondere ho dovuto seguire tutta la filiera, dalle miniere di cobalto ai data center, dalle torri di raffreddamento alle discariche di rifiuti elettronici. Anche il libro ha la sua impronta, e l'ho dichiarata nella prima pagina: circa 28 chilogrammi di CO₂, come un viaggio in auto di duecento chilometri.

L'obiettivo è rendere visibile un costo che oggi nessuno vede, senza colpevolizzare chi usa questi strumenti: una scelta consapevole ha bisogno di informazioni.

Un prezzo che non appare sulla bolletta dell'utente, ma che viene pagato dall'atmosfera, dai fiumi, dai suoli, dalle comunità più esposte.

Da AI: L'Impronta Fantasma

Misurare per alleggerire

Le leve esistono e sono concrete: modelli più piccoli per i compiti semplici, data center alimentati da fonti rinnovabili, raffreddamento a circuito chiuso, hardware che dura più a lungo, calcoli spostati nelle ore di sole e di vento. Anche chi usa l'AI può fare la sua parte: scegliere lo strumento adatto al compito, evitare richieste superflue, accontentarsi di una risposta breve quando basta.

Tutto comincia dalla misura. Per questo ho costruito AI Impact Meter, un'estensione per Chrome che stima l'impronta delle conversazioni con gli assistenti, e un calcolatore che chiunque può provare qui sul sito.