Venticinque dollari a bersaglio
Il 22 settembre Gambit Security, una società israeliana di sicurezza informatica, ha pubblicato un rapporto dal titolo che sembra un listino prezzi: «Gli agenti AI attaccano i negozi online per 25 dollari ad azienda».1 I suoi ricercatori hanno recuperato il server di appoggio di un criminale e da lì hanno ricostruito la sua campagna, attiva almeno da luglio e ancora in corso alla data del rapporto.
L'operatore usava tre programmi open source. Strix, uno strumento per i test di sicurezza, cercava le vulnerabilità. Cairn, un motore che lavora da solo finché non raggiunge l'obiettivo, le sfruttava fino a ottenere un accesso. Hermes, un agente generico con una memoria e abilità che si scrive da sé, coordinava il lavoro e decideva le mosse successive. In 260 sessioni la persona dietro tutto questo ha scritto 1.951 istruzioni, quasi sempre brevi e in cinese. Il resto lo facevano gli agenti, parenti stretti di quelli che cominciano a comprare al posto nostro.
Tra il 10 e il 15 settembre l'operatore ha lanciato 105 progetti di attacco, e almeno 27 aziende sono state compromesse, in misura diversa. Da due di queste sono uscite più di 600.000 carte di pagamento non scadute, per il 79% emesse negli Stati Uniti. Su altri siti gli agenti hanno installato uno skimmer, un pezzo di codice che copia i dati della carta mentre il cliente li scrive. Quando l'accesso riusciva, di solito bastava meno di un giorno, spesso poche ore.
Il conto lo teneva lo stesso criminale. Nella sua revisione dei costi, trovata sul server, ogni attacco completato è costato in media 25,46 dollari di modelli AI, da 3,13 a 79,31, su 101 bersagli. Per l'intera campagna Gambit stima una spesa tra 12.000 e 18.000 dollari. Per la regia l'operatore usava Opus 4.6 di Anthropic, scelto, scrive Gambit, dopo che i modelli più recenti avevano rifiutato le sue richieste; per cercare e sfruttare le falle, modelli cinesi come GLM e DeepSeek.
Il rapporto è provvisorio e una parte dei dati viene dai registri degli agenti, usati solo dove c'erano prove indipendenti. BleepingComputer conta almeno 119 siti con skimmer legati alla campagna.2
Un furto vecchio, un prezzo nuovo
Lo skimmer nella pagina di pagamento non l'ha inventato l'intelligenza artificiale. In Europa il caso più noto è quello di British Airways. Nell'estate 2018 un attaccante entrò nella rete della compagnia con le credenziali di un dipendente di Swissport, un fornitore: per l'accesso remoto bastavano nome utente e password, senza un secondo fattore. Il 21 agosto modificò un file JavaScript del sito, aggiungendo 22 righe in fondo a una libreria che le pagine caricavano già.3 Per 15 giorni ogni carta inserita durante una prenotazione partì in copia verso un dominio dal nome simile, BAways.com. Se ne accorse una terza parte, che il 5 settembre avvisò la compagnia. I dati coinvolti riguardavano circa 429.612 persone, e nell'ottobre 2020 l'autorità britannica per la protezione dei dati ha multato British Airways per 20 milioni di sterline.4
Otto anni dopo, il metodo più usato dagli agenti di Gambit è lo stesso: accodare il codice malevolo a un file JavaScript legittimo e rimettere la data di modifica originale, perché nessuno noti il cambiamento. Cambia chi fa il lavoro. Nel 2018 serviva un gruppo capace di studiare un sito per settimane. Nel 2026 un operatore scrive poche righe e gli agenti scelgono la strada bersaglio per bersaglio: in un caso, da una SQL injection fino alla decifratura delle carte salvate, passando per il pannello di amministrazione.
Le aziende che fanno i modelli lo documentano da più di un anno. Nell'ottobre 2025 OpenAI scriveva che i criminali bloccati sulla sua piattaforma inserivano l'AI nei metodi di lavoro che avevano già, invece di costruirne di nuovi, e che i suoi modelli non avevano dato loro capacità offensive nuove.5 Nell'agosto 2025 Anthropic aveva descritto il «vibe hacking»: un singolo criminale che con Claude Code aveva colpito almeno 17 organizzazioni, chiedendo riscatti a volte superiori a 500.000 dollari.6 A novembre ha raccontato una campagna di spionaggio, attribuita a un gruppo sostenuto dallo Stato cinese, in cui l'AI aveva svolto l'80-90% del lavoro contro una trentina di bersagli.7 Nel rapporto di settembre 2026 un titoletto dice: «Gli attacchi sofisticati non richiedono più attaccanti sofisticati».8
Le tecniche restano quelle note da anni; quello che è crollato è il costo di metterle in fila. Il 19 ottobre Reuters ha raccontato un'altra campagna, scoperta dal ricercatore Snorre Fagerland di NorForge grazie ad alcuni pannelli di controllo di Cairn rimasti esposti. Un hacker di lingua cinese ha provato a entrare in più di 1.200 siti ed è riuscito a violare quelli di oltre 100 aziende, tra cui Deere, SharkNinja e Cummins, spendendo circa 5.000 dollari di modelli: 50 dollari per ogni intrusione riuscita. Reuters non ha potuto stabilire quanti dati siano stati portati via.9
L'Italia è già nel mirino
Le carte rubate nella campagna di Gambit sono soprattutto americane, ma i numeri italiani descrivono un Paese molto esposto. Nell'Operational Summary di agosto l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha contato 49 rivendicazioni di attacchi ransomware contro soggetti italiani, il picco dei dodici mesi mostrati nel rapporto. Hanno colpito soprattutto la manifattura, il commercio all'ingrosso e al dettaglio e altre società private, e sono entrati soprattutto da due porte: vulnerabilità già note e credenziali valide rubate in precedenza. Nello stesso mese l'ACN ha individuato 9.121 sistemi e servizi esposti a rischio, quasi seimila più di luglio, in gran parte pannelli cPanel, il software con cui molti hosting fanno gestire i siti.10
Secondo Bitdefender, ad agosto l'Italia è salita al secondo posto al mondo per vittime rivendicate dai gruppi ransomware.11 Il Rapporto Clusit 2026 ha contato 507 incidenti gravi in Italia nel 2025, il 42% in più dell'anno prima e il 9,6% di quelli registrati nel mondo. Alla presentazione Gabriele Faggioli, presidente del comitato scientifico del Clusit, ha ricordato che l'Italia spende in sicurezza informatica lo 0,13-0,14% del PIL, mentre i Paesi comparabili del G7 sono intorno allo 0,3%.12
Il commercio online è il bersaglio più comodo per chi cerca carte. Nel 2024, secondo il rapporto congiunto dell'Autorità bancaria europea e della BCE, i pagamenti con carta fatti a distanza valevano il 28% del valore dei pagamenti con carta, ma l'83% del valore delle frodi. E più della metà del valore delle frodi a distanza nasceva dal furto dei dati della carta.13
Dove si concentrano le frodi con le carte in Europa
Chi è obbligato a proteggersi
In Italia la direttiva europea NIS2 è diventata il decreto legislativo 138/2024, in vigore dal 16 ottobre 2024. Riguarda in generale le imprese medie e grandi dei settori elencati dal decreto. Nel 2025, dopo oltre 30.000 registrazioni e le verifiche dell'ACN, i soggetti NIS sono risultati più di 21.800.14 Per chi ha ricevuto la comunicazione di inserimento nella primavera del 2025, le misure di sicurezza di base vanno adottate entro 18 mesi, quindi proprio in queste settimane. Gli incidenti significativi vanno segnalati al CSIRT Italia con una prima notifica entro 24 ore e con quella completa entro le 72 ore successive.15
Un negozio online con cinque dipendenti di solito resta fuori dalla NIS2, ma non per questo è senza regole. Se subisce una violazione di dati personali deve comunicarla al Garante per la privacy entro 72 ore, come prevede il GDPR.16 E se accetta carte deve rispettare lo standard PCI DSS, che banche e circuiti chiedono a chi vende. Dal 31 marzo 2025 sono obbligatori due requisiti della versione 4.0 scritti contro gli skimmer. Il 6.4.3 chiede a chi gestisce la pagina di pagamento di autorizzare ogni script che vi gira, di garantirne l'integrità e di tenerne un elenco con il motivo di ciascuno. L'11.6.1 chiede un sistema che avvisi quando la pagina o i suoi script cambiano senza autorizzazione. Chi usa un modulo di pagamento ospitato dal fornitore compila un questionario più semplice, il SAQ A, da cui i due requisiti sono stati tolti; in cambio deve confermare che il suo sito non è esposto ad attacchi tramite script.17
Che cosa ne penso
Per anni il ragionamento di molti piccoli commercianti è stato «chi vuoi che attacchi proprio me». Aveva una logica: un attacco su misura costava giorni di lavoro esperto, e un piccolo negozio non valeva la spesa. Il caso Gambit toglie di mezzo questa protezione involontaria. L'operatore sceglieva i bersagli da una classifica del traffico dei siti, filtrata sulla categoria shopping, e scartava apposta i negozi costruiti sulle grandi piattaforme di e-commerce, convinto che il codice scritto su misura avesse più falle. A 25 dollari a tentativo, provare anche con il negozio piccolo conviene.
In Italia le imprese con un e-commerce attivo sono 87.000, in calo del 4,4% in un anno, e più del 90% sono micro e piccole imprese.18 Tra le imprese con almeno dieci addetti, il 15,3% vende online direttamente ai consumatori.19 Il Cyber Index PMI di Confindustria e Generali dà alla consapevolezza delle PMI italiane 55 punti su 100, sotto la sufficienza fissata a 60, e quasi una PMI su quattro ha subito una violazione negli ultimi tre anni.20
Penso che la sicurezza di un negozio online vada trattata come la commissione sui pagamenti: una voce fissa del costo di vendere, decisa all'apertura e non dopo il primo incidente. Per un piccolo negozio la scelta più sicura è spesso la più noiosa: una piattaforma mantenuta da altri e un pagamento ospitato dal fornitore. Quando ho scritto di chi controlla il codice scritto dall'AI, lo squilibrio era tra chi produce e chi verifica; qui è tra chi attacca e chi difende. E non conterei troppo sui filtri dei fornitori di modelli: nel caso Gambit i modelli più recenti hanno detto di no, e l'operatore è passato a uno precedente e a modelli cinesi.
Le protezioni migliori possono passare inosservate: quando funzionano, evitano che accada il peggio.
Decima legge dell'innovazione, da Un perché alla volta
Per questo è difficile convincere qualcuno a pagarle. Nel giorno in cui funzionano non succede niente, e nessuno lo nota.
Quattro cose da fare subito
Per una piccola impresa che vende online partirei da qui. Nessuna di queste misure richiede un reparto di sicurezza.
- PagamentoIl modulo della carta fuori dal sitoUsare la pagina o il campo di pagamento ospitato dal fornitore, in iframe o con un reindirizzamento, così i numeri della carta non passano dal proprio codice.
- ScriptElenco e allarme sulla pagina di pagamentoSapere quali script girano nel carrello, bloccare gli altri con una Content Security Policy e farsi avvisare quando un file cambia. Lo skimmer di British Airways è rimasto attivo 15 giorni.
- AccessiAggiornamenti e doppio fattoreAggiornare CMS, plugin e pannello di hosting pochi giorni dopo l'uscita delle correzioni, e chiedere il secondo fattore a chiunque entri come amministratore, fornitori compresi.
- CopieBackup che l'attacco non raggiungeCopie separate dal server, provate con un ripristino vero. A un negozio di biciclette la pulizia fatta dagli agenti dopo il furto ha cancellato 180 tabelle, comprese le copie degli amministratori.
Il primo passo costa meno dei 25 dollari dell'attacco: chiedere a chi gestisce il sito quali script girano nella pagina di pagamento e chi riceve l'avviso se uno di questi cambia. Se la risposta non arriva entro un giorno, è da lì che conviene cominciare.