Da scettico a utente
In due anni Linus Torvalds ha cambiato idea. Nel settembre 2024, all'Open Source Summit di Vienna, definiva l'industria dell'intelligenza artificiale «90% marketing e 10% realtà» e diceva che l'avrebbe ignorata finché le cose non fossero cambiate.1 Il 9 ottobre 2026, sul palco dell'Open Source Summit Europe di Praga, intervistato da Dirk Hohndel, ha detto l'opposto: «Ora sono arrivato al punto in cui mi piace davvero usare l'AI».2
La notizia l'ha raccontata anche HDblog,3 e il dettaglio più interessante è il modo in cui la usa. Per un progetto personale, un pedale per chitarra, aveva scritto in C un'interfaccia funzionante ma spartana. Per darle un aspetto moderno, con tecnologie che conosce poco, si è fatto aiutare dall'AI: «La uso per le cose in cui sono scarso». Nelle stesse settimane ha pubblicato otto modifiche al kernel scritte con Claude Code sotto la sua guida. In un test sul suo portatile, otto thread che leggono contemporaneamente lo stesso file passano da circa 10 a oltre 30 milioni di letture al secondo. Le misure le ha fatte lui.4

Poi ha aggiunto la frase che conta di più: «Bisogna stare molto attenti quando si usa l'AI per qualcosa di reale e importante». Sposta il discorso da quanto codice l'AI sa scrivere a chi lo deve controllare.
Scrivere costa meno, controllare no
Il kernel Linux è il caso di studio ideale. Migliaia di persone propongono modifiche, e un gruppo molto più piccolo di maintainer le legge, le discute e decide che cosa entra. Per trent'anni il collo di bottiglia è stato scrivere codice buono. Con l'AI scrivere costa sempre meno, e il collo di bottiglia si è spostato su chi controlla.
Lo si vede bene nella lista privata dove arrivano le segnalazioni di sicurezza. A marzo Willy Tarreau, uno degli sviluppatori che la seguono, ha raccontato che due anni fa riceveva 2-3 segnalazioni a settimana e oggi 5-10 al giorno. A maggio Torvalds l'ha definita «quasi del tutto ingestibile»: persone diverse fanno girare gli stessi strumenti sullo stesso codice e segnalano gli stessi bug, ognuna per conto suo. La sua risposta è stata pratica. I bug trovati con l'AI per definizione non sono segreti, quindi vanno mandati direttamente e in pubblico ai maintainer, in testo semplice e con una prova verificata che il problema si riproduce.5
Non succede solo a Linux. Il 31 gennaio 2026 curl, la libreria che usano miliardi di dispositivi per scaricare dati da internet, ha chiuso il programma che pagava chi trovava vulnerabilità. Il suo autore, Daniel Stenberg, voleva togliere l'incentivo a mandare segnalazioni scadenti e non verificate, «generate dall'AI o no».6
A Praga Torvalds l'ha detto senza giri di parole: l'AI sta migliorando il codice, ma sta stressando i maintainer «al punto che è diventato un problema». Al Maintainers Summit del giorno prima, circa tre interventi su quattro riguardavano come renderla meno pesante per chi revisiona. «Si dice per scherzo che ci sono bot che parlano con altri bot, e succede davvero».2
Ogni innovazione ha un prezzo nascosto.
Terza legge dell'innovazione, da Un perché alla volta
In questo caso il prezzo nascosto è il tempo di chi deve leggere ogni modifica, capirla e, quando serve, rifiutarla.
L'AI che controlla l'AI
La risposta del kernel è stata usare l'AI anche dall'altra parte. A marzo alcuni ingegneri di Google hanno presentato Sashiko, un sistema che legge ogni modifica proposta, cerca errori e pubblica la sua revisione sulla mailing list come farebbe un collega. In un test su 1.000 bug recenti, tutti già sfuggiti alla revisione umana, ne ha trovati il 53%. In meno di un anno ha esaminato più di 191.000 modifiche su 99 mailing list, e 463 vulnerabilità del kernel registrate quest'anno lo citano. Google paga il calcolo, il progetto è passato alla Linux Foundation.7
Funziona, e infatti alcuni maintainer ormai si aspettano che una modifica sia passata da Sashiko prima di arrivare a loro. Ma ogni revisione automatica è altro testo da leggere su liste già piene, e al lancio gli autori ammettevano di non aver ancora misurato bene quante segnalazioni fossero sbagliate. L'AI che controlla l'AI aiuta solo se qualcuno decide che cosa vale la pena leggere.
Dichiarare lo strumento o capire il codice
Con Linux 7.0, in primavera, la documentazione del kernel ha introdotto regole precise per chi usa assistenti di programmazione. La firma che certifica una modifica può metterla solo una persona, che ne risponde anche se il codice l'ha scritto una macchina. In più si chiedeva di dichiarare l'aiuto con un'etichetta, «Assisted-by», seguita dal nome dello strumento.8
L'etichetta è durata poco. Molti non la mettevano, e il 9 ottobre Sasha Levin ha proposto di toglierla dalla documentazione, perché il Maintainers Summit aveva deciso così. Laurent Pinchart si è opposto: senza un obbligo di dichiarazione, prevedeva, chi invia le modifiche contesterà la domanda quando gli si chiederà se ha usato l'AI. Torvalds gli ha risposto il 13 ottobre a modo suo, definendo regole del genere «COMPLETAMENTE STUPIDE»: «Mi aspetto che le persone facciano del loro meglio e che capiscano quello che fanno. Ma questa comprensione ha ben poco a che fare con gli strumenti che usano».2
Altri progetti hanno scelto la strada opposta. NetBSD non accetta codice generato dall'AI dal 2024, e System76 l'ha vietato in COSMIC, il suo ambiente desktop.2
Linux e l'intelligenza artificiale, in due anni
- 2024Torvalds definisce l'industria dell'AI «90% marketing e 10% realtà».1
- 2025Il Maintainers Summit stabilisce che una persona deve rispondere di ogni modifica, anche se scritta con l'AI.8
- Mar 2026Ingegneri di Google presentano Sashiko, il revisore automatico.7
- Apr 2026Con Linux 7.0 arriva la regola: firma umana obbligatoria ed etichetta «Assisted-by» per dichiarare l'aiuto.8
- Mag 2026Torvalds: la lista di sicurezza è «quasi del tutto ingestibile».5
- Ott 2026A Praga Torvalds dice che gli piace usare l'AI. Il kernel abbandona l'etichetta, la responsabilità resta di chi firma.2
Sul principio Torvalds ha ragione: a rispondere è chi firma, non lo strumento. Ma la dichiarazione serviva anche a qualcos'altro, cioè a dire a chi revisiona quanto attentamente leggere. Nelle aziende vedo spesso il problema opposto: si discute molto di quali strumenti permettere e poco di chi risponde del risultato.
Più veloci o solo più convinti?
C'è poi una domanda più scomoda: l'AI fa davvero risparmiare tempo a chi scrive codice? Nel 2025 METR, un'organizzazione di ricerca indipendente, ha seguito 16 sviluppatori esperti di progetti open source su 246 compiti reali, assegnando a caso quelli in cui potevano usare l'AI. Prima dell'esperimento si aspettavano di essere il 24% più veloci, e alla fine erano convinti di esserlo stati del 20%. Il cronometro diceva il contrario: avevano impiegato il 19% di tempo in più.9
Più veloci o solo più convinti? Sviluppatori esperti al lavoro con l'AI
È un solo studio, fatto con gli strumenti di inizio 2025, e i modelli di oggi sono migliori. Ma il divario tra la sensazione e la misura resta la lezione più utile. Lo stesso vale per la qualità. In un test di Veracode su più di 100 modelli, il codice generato conteneva falle di sicurezza nel 45% dei casi, e i modelli più nuovi non andavano meglio dei vecchi.10 Gli sviluppatori lo sanno: nel sondaggio 2026 di Stack Overflow, con oltre 30.000 risposte, quasi la metà si fida dell'AI quando può verificarne facilmente il risultato, ma solo il 6,6% le affiderebbe decisioni importanti.11
Che cosa insegna Linux a chi porta l'AI in azienda
Il kernel è un progetto aperto, con regole e tempi suoi. Ma il problema che sta affrontando è lo stesso di ogni organizzazione che introduce l'AI nel lavoro: la produzione aumenta, la capacità di controllo no. Da quello che succede a Linux ricavo quattro regole pratiche.
- MisurareIl tempo di revisione, non le righeSe il codice cresce più in fretta della capacità di leggerlo, la produttività è solo apparente.
- FirmareChi propone rispondeLo strumento può cambiare. La responsabilità resta di chi firma la modifica e deve saperla spiegare.
- FiltrareSegnalazioni con una provaUn problema trovato con l'AI arriva con una riproduzione verificata, oppure non arriva.
- RivedereL'AI anche nel controlloUsarla per revisionare, decidendo prima chi legge i suoi commenti e quanto tempo ci dedica.
Dopo 35 anni il metodo di Torvalds è rimasto lo stesso: piccole modifiche, lette e accettate una alla volta. L'intelligenza artificiale può entrare in questo processo, e sta già entrando. Funziona se il tempo risparmiato da chi scrive non diventa lavoro in più per chi controlla.