Due numeri che sembrano litigare
Nel 2023 un gruppo di ricercatori dell'Università della California a Riverside ha stimato che un modello come GPT-3 «beve» circa mezzo litro d'acqua ogni 10-50 risposte di media lunghezza.1 Nell'agosto 2025 Google ha pubblicato i propri dati: la richiesta testuale mediana alle app Gemini consuma 0,24 wattora, emette 0,03 grammi di CO₂ equivalente e usa 0,26 millilitri d'acqua, circa cinque gocce.2 Pochi mesi prima Sam Altman aveva scritto che una richiesta media a ChatGPT consuma circa 0,34 wattora.3
Cinque gocce o mezza bottiglia? Sono numeri seri, pubblicati da fonti serie. Il punto è che non misurano la stessa cosa.
Cosa si conta, e cosa no
Quando due stime differiscono di un ordine di grandezza, conviene chiedersi che cosa è rimasto dentro il perimetro e che cosa è rimasto fuori. In questo caso le differenze sono almeno quattro.
- Quale acqua. Lo studio di Riverside somma l'acqua evaporata per raffreddare i server e quella consumata dalle centrali che producono l'elettricità. Il dato di Google riguarda l'acqua usata nei data center.
- Quale anno. Tra il 2023 e il 2025 hardware e software sono cambiati molto. Google dichiara che in dodici mesi l'energia della richiesta mediana è scesa di 33 volte e le emissioni di 44.2
- Quale richiesta. Una domanda breve di testo non è una conversazione lunga, né un'immagine, né un modello che «ragiona» per decine di secondi. Mediana e media, poi, raccontano cose diverse: pochi usi molto pesanti spostano la media, non la mediana.
- Chi misura. I dati delle aziende sono i più dettagliati che abbiamo, ma restano autodichiarati: nessuno, fuori da quelle aziende, può verificarli.
Nessuna di queste scelte è sbagliata. Ognuna risponde a una domanda diversa. Il problema nasce quando un numero viene citato senza il suo perimetro, e diventa uno slogan.
Un prezzo che non appare sulla bolletta dell'utente, ma che viene pagato dall'atmosfera, dai fiumi, dai suoli, dalle comunità più esposte.
Da «AI: L'Impronta Fantasma»
Il conto che non arriva a chi usa
Anche ammettendo che una singola richiesta pesi pochissimo, il conto vero si fa sul totale. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, nel 2024 i data center hanno consumato circa 415 terawattora, l'1,5% dell'elettricità mondiale, e al 2030 la domanda potrebbe superare i 945.4 L'intelligenza artificiale è il motore principale di questa crescita.
Qui sta il paradosso che seguo da anni: ogni richiesta diventa più efficiente, e proprio per questo ne facciamo di più. È una dinamica vecchia quanto le macchine a vapore, e non si risolve con un numero più basso in un comunicato stampa.
Cosa chiedere, da utenti e da aziende
- Metodi pubblici e confrontabili. Ogni stima dovrebbe dichiarare il proprio perimetro: quale energia, quale acqua, quale periodo, quale tipo di richiesta.
- Verifiche indipendenti. I dati migliori oggi vengono da chi produce i modelli. Servono misure di terze parti, come già avviene per altri settori.
- Domande precise ai fornitori. Chi porta l'AI in azienda può chiedere il consumo per richiesta, il mix energetico dei data center e l'uso d'acqua. Sono domande legittime, e chi le pone per primo ottiene risposte migliori.
- Lo strumento giusto per il compito. Un modello piccolo basta per molti lavori quotidiani. Usare il più potente per tutto è come prendere un camion per comprare il pane.
Tra cinque gocce e mezza bottiglia non c'è una verità e una bugia. C'è una domanda che non abbiamo ancora imparato a fare bene: quanto costa, tutto compreso? Per questo ho costruito un calcolatore che chiunque può usare, e per questo continuo a seguire il peso invisibile dell'intelligenza artificiale.
