La nuvola ha un indirizzo
Quando facciamo una domanda a un assistente, abbiamo l'impressione che la risposta arrivi da una nuvola immateriale. Parte invece da un edificio preciso, pieno di processori che consumano elettricità, scaldano e vanno raffreddati, spesso con acqua. Prima ancora, quei processori sono stati prodotti con metalli estratti in miniera e con grandi quantità di acqua ultrapura. A fine vita diventeranno rifiuti elettronici.
Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, nel 2024 i data center hanno consumato circa 415 terawattora, l'1,5% dell'elettricità mondiale: più di quanta ne usi l'Italia in un anno. Entro il 2030 la domanda è destinata a più che raddoppiare, fino a circa 945 TWh, e l'intelligenza artificiale è il motore principale di questa crescita.1
Una filiera, non un clic
Il consumo di una singola risposta è la parte più visibile, e anche la più piccola. Dietro c'è una filiera lunga. L'addestramento di un grande modello occupa migliaia di processori per settimane o mesi.2 I processori stessi vengono fabbricati in impianti che usano enormi quantità di energia e di acqua. Le batterie dei dispositivi e dei sistemi di accumulo dipendono da minerali come il cobalto, estratto per tre quarti in un solo paese.3
Poi c'è il tempo. Un server dura pochi anni, un telefono spesso meno. Ogni volta che sostituiamo l'hardware per inseguire modelli più grandi, il conto riparte da capo. Un prezzo basso, o un servizio gratuito, non racconta tutto il costo.
Il libro nato da una domanda
«AI: L'Impronta Fantasma» è nato da una domanda semplice: quanto pesa una conversazione con un assistente? Per rispondere ho dovuto seguire tutta la filiera, dalle miniere di cobalto ai data center, dalle torri di raffreddamento alle discariche di rifiuti elettronici. Anche il libro ha la sua impronta, e l'ho dichiarata nella prima pagina: circa 28 chilogrammi di CO₂, come un viaggio in auto di duecento chilometri.
L'obiettivo è rendere visibile un costo che oggi nessuno vede, senza colpevolizzare chi usa questi strumenti: una scelta consapevole ha bisogno di informazioni.
Un prezzo che non appare sulla bolletta dell'utente, ma che viene pagato dall'atmosfera, dai fiumi, dai suoli, dalle comunità più esposte.
Da AI: L'Impronta Fantasma
Più efficienti, più consumi
Ogni anno i modelli diventano più efficienti, e i fornitori lo comunicano volentieri. È vero, ed è una buona notizia. Ma non basta. Nel 1865 l'economista inglese William Stanley Jevons osservò che le macchine a vapore più efficienti non avevano ridotto il consumo di carbone: lo avevano aumentato, perché rendevano conveniente usarle per molte più cose.4
Con l'intelligenza artificiale succede lo stesso. Una risposta che costa meno energia ci spinge a farne di più, a inserirla in ogni applicazione, a generare immagini e video che prima non avremmo chiesto. L'efficienza abbassa il peso di ogni singola richiesta, mentre il peso totale continua a crescere. Per questo i numeri per richiesta, da soli, rischiano di rassicurare più del dovuto.
Misurare per alleggerire
Le leve esistono e sono concrete: modelli più piccoli per i compiti semplici, data center alimentati da fonti rinnovabili, raffreddamento a circuito chiuso, hardware che dura più a lungo, calcoli spostati nelle ore di sole e di vento. Anche chi usa l'AI può fare la sua parte:
- Scegliere lo strumento adatto al compito. Un modello piccolo basta per riassumere una mail.
- Evitare richieste superflue, come rigenerare dieci volte la stessa immagine.
- Accontentarsi di una risposta breve quando basta.
- Chiedere ai fornitori i numeri: consumo per richiesta, mix energetico, acqua.
Tutto comincia dalla misura. Per questo ho costruito AI Impact Meter, un'estensione per Chrome ↗ che stima l'impronta delle conversazioni con gli assistenti, un calcolatore che chiunque può provare qui sul sito e un contatore che mostra, mentre leggi, quanta elettricità consumano i data center del mondo.
L'intelligenza artificiale ha un peso, una temperatura, un consumo. Quel conto, però, non arriva mai a chi la usa. Renderlo visibile è il primo passo per pagarne meno.